Il 23 giugno al Teatro Romano la rilettura firmata dal regista fiorentino Giovanni Ortoleva. «La guerra è tornata a far parte della nostra realtà»

Sarà "I Persiani" di Eschilo ad aprire martedì 23 giugno la sezione dedicata al teatro classico dell'Estate Fiesolana. Per inaugurare il filone più tradizionale della rassegna del Teatro Romano di Fiesole, la scelta è caduta sulla nuova rilettura del testo curata da Giovanni Ortoleva, regista e drammaturgo fiorentino di 35 anni. Lo spettacolo, già debuttato in prima nazionale al Teatro della Tosse di Genova con tre serate sold out, farà tappa a Fiesole per l'unica rappresentazione toscana.

«Per me è un onore portare un mio lavoro a Fiesole, teatro che frequento e conosco bene come spettatore fin da ragazzo», racconta Ortoleva. «Per la prima volta mi confronto con un testo antico e ho scelto I Persiani perché è la prima tragedia che non trae origine dal mito: il teatro deve confrontarsi con la realtà e, in Occidente, la guerra ormai fa parte della nostra realtà». L'opera di Eschilo, ambientata a Susa dopo la sconfitta dell'esercito di Serse nella battaglia di Salamina del 480 avanti Cristo, racconta il conflitto dal punto di vista dei vinti, offrendo una riflessione sul dolore collettivo, sulla fragilità umana e sul delirio di onnipotenza del potere. «Un ribaltamento della prospettiva che ci invita a riflettere sulla condizione umana», sottolinea il regista.

La messinscena punta all'essenzialità: sul palco un unico letto spoglio, destinato a trasformarsi in altare, e tre interpreti – Enrico Campanati, Pietro Giannini e Valentina Picello – chiamati a dare corpo ai personaggi e al coro. «Quello che mi interessa è andare all'essenza della tragedia», spiega ancora Ortoleva. «Ho scelto di affidare a Pietro Giannini sia il ruolo di Dario sia quello di Serse, per evidenziare come il conflitto possa essere trasmesso quasi per eredità, come qualcosa che si apprende e si perpetua nel tempo. La guerra è un male ereditario che tormenta l'Occidente: un demone che il testo di Eschilo ci aiuta ancora oggi a guardare negli occhi». Lo scrive la Nazione. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies