PRATO – Una presa di posizione netta e senza sconti che scuote la coscienza civile ed economica della città. La Diocesi di Prato ha presentato il documento ufficiale intitolato "Oltre il distretto parallelo", un testo che invita l'intera comunità a superare l'indifferenza e a riconoscere l'esistenza di una vera e propria patologia endemica basata sullo sfruttamento lavorativo, sull'illegalità diffusa e sulle profonde interconnessioni economiche che legano il sistema produttivo cinese a quello locale.
Il messaggio, illustrato dal vescovo Giovanni Nerbini insieme a Giuseppe Rossi ed Enrico Mongatti dell'equipe di Pastorale sociale e del lavoro, parla chiaramente di una fine dell'innocenza e dell'urgenza di guardare in faccia la verità. Sotto la lente della Chiesa c'è il cosiddetto sistema "12x7", un modello produttivo disumano che impone turni di dodici ore al giorno per sette giorni alla settimana, coinvolgendo non solo operai cinesi ma anche pakistani e di altre nazionalità. Monsignor Nerbini ha precisato che la Chiesa non intende sostituirsi a un sindacato o a un partito politico, ma che la sua missione profetica le impone il dovere morale di non tacere di fronte a simili ingiustizie.
Le responsabilità della città e l'osmosi economica
Il fulcro dell'analisi della Pastorale sociale si sposta poi sui meccanismi culturali ed economici che permettono a questa situazione di perpetuarsi. Gli estensori del testo respingono fermamente la tendenza a scaricare la colpa in modo generico sulla comunità cinese, evidenziando come questo circuito illegale operi concretamente su suolo pratese, all'interno di immobili di proprietà pratese e usufruendo di servizi locali.
Si tratterebbe, insomma, di un'osmosi finanziaria ed economica continua che rende la città corresponsabile del fenomeno. Da qui la provocazione diretta lanciata dalla Diocesi a istituzioni, imprese, associazioni e alla stessa comunità ecclesiale: verificare se la cittadinanza sia realmente disposta a rinunciare alla ricchezza che deriva, direttamente o indirettamente, da questo sistema iniquo.
Le proposte per il futuro e la via dell'integrazione
Per uscire da questa spirale, il documento non si limita alla denuncia ma avanza proposte concrete, a partire dalla sottoscrizione di un Patto etico per il lavoro degno e lo sviluppo a Prato. Da questa piattaforma programmatica dovrebbero nascere progetti mirati alla formazione alla legalità, corsi di lingua per i nuovi immigrati e sportelli di ascolto specifici per chi vive in condizioni di sfruttamento o forte disagio sociale.
La Diocesi si è detta inoltre pronta a fare la propria parte sul campo, offrendo la disponibilità di oratori e parrocchie per ospitare attività di inclusione destinate ai giovani italiani e stranieri. Al contempo, la Chiesa pratese propone di valorizzare le imprese cinesi che scelgono la via della trasparenza e del rispetto delle regole, suggerendo di includerle all'interno del Premio Santo Stefano, il prestigioso riconoscimento cittadino dedicato allo sviluppo virtuoso del territorio.
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