L'Autorità di Bacino richiama i proprietari del tratto di Oltrarno vicino al Ponte Vecchio. Il Comune apre al dialogo: «Pronti a collaborare per trovare le soluzioni migliori»

Se sulle sponde dell'Arno avanzano i lavori per rafforzare la difesa idraulica di Firenze, resta aperta la questione degli adeguamenti richiesti ai privati. A sollevare il tema era stata nei mesi scorsi la presidente dell'Autorità di Bacino, Gaia Checcucci, spiegando che in alcune aree della sponda sinistra saranno proprietari di abitazioni, negozi e strutture ricettive a doversi dotare autonomamente di porte e finestre a tenuta stagna per proteggersi in caso di piene eccezionali. Una presa di posizione accompagnata anche da alcune perplessità sul mancato coinvolgimento dell'Autorità nella definizione del piano generale di messa in sicurezza dell'Arno.

L'ipotesi continua a suscitare dubbi e malumori tra i residenti e gli operatori economici del tratto dell'Oltrarno a ridosso del Ponte Vecchio. Le attività interessate sarebbero circa una ventina e l'installazione di sistemi di protezione stagna comporterebbe investimenti tutt'altro che trascurabili. Restano inoltre da chiarire tempi, modalità e costi degli interventi richiesti, mentre molti sottolineano come, di fronte a un evento estremo paragonabile all'alluvione del 1966, nessuna soluzione possa garantire una protezione assoluta.

Da Palazzo Vecchio, però, assicurano piena attenzione alla questione. Il Comune ribadisce che la sicurezza dei cittadini rappresenta una priorità e si dice disponibile ad avviare un confronto costruttivo per individuare le soluzioni più efficaci, ricordando che le competenze in materia di sicurezza idraulica dell'Arno spettano alla Regione Toscana e all'Autorità di Bacino. Nel frattempo, Giovanni Massini, direttore della Direzione Difesa del Suolo e Protezione civile regionale, chiarisce che «la sponda sinistra non necessita di paratie rimovibili, ma è stata interessata soltanto da piccoli interventi strutturali». Resta quindi aperta la ricerca di un equilibrio tra tutela della pubblica incolumità e sostenibilità economica per i privati coinvolti. Lo scrive la Nazione. 

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