"Il documento dell'Ufficio pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Prato in tema di legalità è un contributo prezioso alla riflessione su un aspetto cruciale della vita della città. Molti dei contenuti del documento sono largamente condivisibili ed evidentemente, quasi naturalmente, riscontrabili nella realtà, a cominciare dalle relazioni esistenti fra le varie componenti della cittadinanza pratese. Del resto sarebbe impossibile che una popolazione immigrata che costituisce un quarto del totale rimanesse come un'isola a sé stante, senza alcun legame con i cittadini 'storici' di Prato". Così Confindustria Toscana nord, Cna Toscana centro e Confartigianato imprese Prato in merito al documento della Diocesi 'Prato: oltre il distretto parallelo'.
"Il problema è, viceversa - aggiungono in una nota -, che questi legami col territorio sono troppo blandi, spesso per scelta degli stessi 'nuovi pratesi' o di chi esercita un qualche potere su di essi". Se, si osserva ancora, "l'espressione 'distretto parallelo' è ritenuta insoddisfacente o inattuale, è possibile trovarne altre che diano comunque conto di una oggettiva diversità a livello di sistema; i valori più alti, a cominciare dal rispetto della persona umana del lavoratore, non sono rispecchiati con la stessa attenzione in tutti i contesti". Secondo le associazioni "è evidente che esistano, e siano aumentati col tempo, rapporti economici fra le imprese cinesi e il territorio. Una locazione immobiliare gestita in legalità e trasparenza a beneficio di un'impresa straniera corretta non è né un reato né una colpa morale: è, a ben vedere, un atto di accoglienza. Diverso è invece quando - a opera di cittadini italiani, cinesi o di qualsiasi altra provenienza - si generano ricchezze frutto consapevole di malaffare: in quei casi non deve esserci alcuna tolleranza. Tuttavia ciò che si è manifestato per molti anni non è stato certo un eccesso di repressione: al contrario, non si sono esercitati a sufficienza, da parte dei soggetti pubblici preposti, quei poteri di controllo che sono una garanzia per tutti i cittadini corretti - autoctoni o immigrati che siano". E ancora, "il Patto etico promosso dalla Chiesa pratese fa seguito a molte altre iniziative che, a partire dai primi anni Duemila, sono state promosse anche da queste stesse associazioni allo scopo di promuovere la legalità e l'integrazione".
"Il problema è, viceversa - aggiungono in una nota -, che questi legami col territorio sono troppo blandi, spesso per scelta degli stessi 'nuovi pratesi' o di chi esercita un qualche potere su di essi". Se, si osserva ancora, "l'espressione 'distretto parallelo' è ritenuta insoddisfacente o inattuale, è possibile trovarne altre che diano comunque conto di una oggettiva diversità a livello di sistema; i valori più alti, a cominciare dal rispetto della persona umana del lavoratore, non sono rispecchiati con la stessa attenzione in tutti i contesti". Secondo le associazioni "è evidente che esistano, e siano aumentati col tempo, rapporti economici fra le imprese cinesi e il territorio. Una locazione immobiliare gestita in legalità e trasparenza a beneficio di un'impresa straniera corretta non è né un reato né una colpa morale: è, a ben vedere, un atto di accoglienza. Diverso è invece quando - a opera di cittadini italiani, cinesi o di qualsiasi altra provenienza - si generano ricchezze frutto consapevole di malaffare: in quei casi non deve esserci alcuna tolleranza. Tuttavia ciò che si è manifestato per molti anni non è stato certo un eccesso di repressione: al contrario, non si sono esercitati a sufficienza, da parte dei soggetti pubblici preposti, quei poteri di controllo che sono una garanzia per tutti i cittadini corretti - autoctoni o immigrati che siano". E ancora, "il Patto etico promosso dalla Chiesa pratese fa seguito a molte altre iniziative che, a partire dai primi anni Duemila, sono state promosse anche da queste stesse associazioni allo scopo di promuovere la legalità e l'integrazione".
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