«È inutile guardare Botticelli se disprezziamo le persone che puliscono i bagni del museo dove è esposto». Con queste parole Tomaso Montanari, rettore dell'Università per Stranieri di Siena, ha spiegato la propria adesione al presidio dei lavoratori della cultura organizzato ieri sul piazzale degli Uffizi. Per il critico d'arte, il tema del lavoro precario nei musei riguarda non solo i diritti dei dipendenti, ma anche la qualità della democrazia e della vita collettiva: «Non è possibile che un museo che produce enormi quantità di denaro abbia lavoratori stagionali come nei campi dei pomodori».
La protesta ha accompagnato il primo sciopero nazionale del settore culturale, promosso da Fp-Cgil, Nidil-Cgil e Filcams-Cgil insieme ad altre sigle sindacali e associazioni del lavoro culturale. Le conseguenze si sono viste anche nei musei fiorentini: alcune sale degli Uffizi sono rimaste chiuse per parte della giornata, la Galleria Palatina non è stata accessibile ai visitatori e Palazzo Pitti ha sospeso le attività nel pomeriggio, ad eccezione del Giardino di Boboli.
Al centro della mobilitazione ci sono le condizioni di lavoro nel comparto culturale, segnato – secondo i sindacati – da esternalizzazioni, contratti precari e carenza di personale. «Manca il 35% dei lavoratori del settore museale», è stato denunciato durante il presidio, dove si è evidenziato anche il paradosso di strutture alle prese con l'overtourism ma prive di organici adeguati. Montanari, che nei giorni scorsi si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi in polemica con le nomine del nuovo Cda, ha ribadito che il patrimonio culturale deve essere uno strumento di crescita civile e umana, obiettivo incompatibile con un lavoro privo di dignità e tutele. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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