Mentre per gli studenti è già tempo di vacanze estive, negli istituti tecnici della Città metropolitana di Firenze si registra un rallentamento senza precedenti nelle operazioni di fine anno. La Flc Cgil Firenze ha proclamato lo sciopero degli scrutini, una forma di protesta che non veniva adottata da oltre dieci anni e che consente ai docenti di astenersi dalle procedure di valutazione finale, fatta eccezione per le classi quinte impegnate negli esami di Stato.
Alla base della mobilitazione c'è la forte opposizione alla riforma dell'istruzione tecnica e professionale voluta dal ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, destinata a entrare pienamente in vigore dal prossimo settembre. I primi dati raccolti testimoniano un'adesione molto elevata. All'istituto Chino Chini di Borgo San Lorenzo sono stati rinviati 19 scrutini su 20 previsti. Al Marco Polo di Firenze, nei primi due giorni di protesta, è saltato il 96% delle valutazioni, con 23 scrutini rinviati su 24 e i docenti già riconvocati per la prossima settimana. Al Sassetti-Peruzzi di Firenze è stato sospeso il 75% delle attività, mentre al Calamandrei di Sesto Fiorentino si è fermata metà delle commissioni. Adesioni si registrano anche al Meucci, al Galileo Galilei e al Ferraris Brunelleschi di Empoli.
«Questi dati dimostrano ancora una volta la volontà dei docenti di respingere una riforma calata dall'alto», afferma la Flc Cgil Firenze. Nel mirino del sindacato c'è il nuovo modello della filiera tecnologico-professionale, che prevede la rimodulazione dei percorsi di studio con la formula del "4+2" e un rafforzamento del rapporto tra scuola e sistema produttivo. Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il rischio è quello di snaturare la funzione educativa degli istituti, subordinandola eccessivamente alle esigenze del mercato del lavoro. Contestato anche il metodo adottato dal Ministero, accusato di aver pianificato la riforma «senza un adeguato e reale confronto con il personale della scuola». La protesta proseguirà fino al 21 giugno negli istituti ancora impegnati con gli scrutini finali. Lo scrive la Nazione.
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