La scomparsa del celebre studioso riannoda i fili di un legame profondo con la città, nato negli anni Ottanta con la vittoria del Premio Pozzale-Luigi Russo.

La città di Empoli si stringe nel cordoglio per la scomparsa di Carlo Ginzburg, uno dei più influenti e straordinari storici del panorama intellettuale italiano, spentosi all'età di ottantasette anni. L'amministrazione comunale e la direzione scientifica del festival di storia contemporanea /contè.sto/ hanno annunciato che la prossima edizione della rassegna, in programma nel mese di settembre, sarà interamente dedicata alla sua memoria e al suo immenso lascito culturale. La manifestazione, guidata dallo storico Carlo Greppi, si preannuncia di altissimo profilo e vedrà alternarsi sul palco del territorio empolese importanti personalità del mondo della politica, della saggistica e del teatro, tra cui Pier Luigi Bersani, Pankaj Mishra, Ascanio Celestini, Chiara Colombini, Bruno Maida, Valentine Lomellini e l'editore Giuseppe Laterza.

Il legame tra Carlo Ginzburg e la comunità di Empoli affonda le sue radici negli anni Ottanta, all'insegna della grande letteratura e della saggistica d'eccellenza. Nel 1987, lo studioso si aggiudicò il Premio Pozzale-Luigi Russo, il riconoscimento culturale più prestigioso della città, grazie alla celebre opera Miti emblemi spie. Morfologia e storia, pubblicata originariamente da Einaudi e tornata recentemente in libreria con una nuova veste editoriale curata da Adelphi. Quel primo contatto si trasformò presto in un rapporto duraturo e strutturato: tra il 1992 e il 1997, infatti, Ginzburg accettò di mettere la propria competenza al servizio del premio cittadino, ricoprendo il ruolo di giurato per ben cinque edizioni consecutive. Gli empolesi ebbero poi modo di riabbracciarlo nel 2004, quando lo storico tornò in città per presentare l'emozionante carteggio Lettere dal confino 1940-1943, volume curato da Luisa Mangoni e dedicato alla figura del padre Leone Ginzburg.

Il sindaco di Empoli, Alessio Mantellassi, ha voluto ricordare il valore unico delle sue ricerche e la naturale sintonia che legava lo scrittore allo spirito della città. Attraverso i suoi pionieristici studi di microstoria, Ginzburg ha saputo indagare a fondo i meccanismi della cultura popolare, offrendo dignità storica alle vite degli ultimi. Proprio per questa sua sensibilità, la sua lunga partecipazione all'interno della giuria del Premio Pozzale è stata un'evoluzione naturale per un concorso nato storicamente con l'obiettivo esplicito di unire e far dialogare l'alta intellettualità con il mondo operaio e contadino. La decisione di intitolargli il festival di settembre rappresenta un omaggio doveroso e sentito a un maestro che ha segnato profondamente la cultura italiana.

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