Il 26 giugno al Teatro Romano il concerto “De André canta De André”. «Fabrizio era un grande umanista, la sua musica è ancora attuale»

Nel nome di Fabrizio De André, ma con una propria identità artistica costruita negli anni. Cristiano De André sarà protagonista venerdì 26 giugno al Teatro Romano di Fiesole con lo spettacolo “De André canta De André – Best of Estate 2026”, il tour che rende omaggio al repertorio del padre e che continua a emozionare il pubblico in tutta Italia.

Nell’intervista che accompagna l’appuntamento fiesolano, Cristiano racconta il legame con l’eredità artistica di Faber e il valore senza tempo delle sue canzoni. «Sono contento e felice di riportare sul palco e in qualche caso riarrangiare i testi di mio padre. Era un suo desiderio», spiega. Alla domanda sul capolavoro assoluto di Fabrizio non ha dubbi: «Direi “La guerra di Piero”, ma basta pensare all’attualità di “Fiume Sand Creek”, che parla della strage dei nativi americani. Mi viene in mente Gaza».

Il cantautore genovese guarda con spirito critico anche alla musica italiana contemporanea. «Il cantautorato vive una fase di stasi. Veniamo da quarant’anni di sottocultura politica e sociale, siamo in un secondo Medioevo», afferma, indicando però in Caparezza una delle eccezioni più interessanti. Tra i brani che ancora oggi gli provocano emozioni sul palco cita “Via del Campo”, “Amico fragile” e “Khorakhané”, mentre tra i bis più richiesti dal pubblico spiccano “Il pescatore” e “La canzone dell’amore perduto”.

Cristiano De André vive ancora in Sardegna, lontano dal caos delle grandi città, e conserva ricordi preziosi degli amici che frequentavano la casa di famiglia, da Paolo Villaggio a Marco Ferreri, fino a Walter Chiari. E rivela anche l’ultimo insegnamento ricevuto dal padre prima della sua scomparsa: «Cerca di essere sempre coerente con te stesso. Fai le cose con il cuore, con l’anima. Lui era così, pensava agli altri. È stato un grande umanista». Sul futuro, infine, annuncia di essere al lavoro su un nuovo album che dovrebbe vedere la luce nel corso del prossimo anno. Lo scrive la Nazione. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies