L’indagine Fipe-Confcommercio sul decennio 2015-2025 fotografa la trasformazione dei pubblici esercizi: nel capoluogo toscano quasi 145 ristoranti in più e 119 bar in meno

Firenze cambia la propria geografia commerciale: negli ultimi dieci anni aumentano ristoranti e attività di somministrazione, mentre diminuiscono i bar tradizionali. È quanto emerge dall’indagine “Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici”, realizzata da Fipe-Confcommercio con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e rielaborata a livello regionale da Confcommercio Toscana.

Tra il 2015 e il 2025 il capoluogo toscano ha visto una crescita significativa della ristorazione: i ristoranti con somministrazione sono aumentati del 13,3%, con quasi 145 nuove attività in più rispetto a dieci anni fa.

Di contro, i bar hanno registrato una forte contrazione: circa 119 esercizi in meno, pari a un calo del 14,6%. Una trasformazione che racconta il cambiamento delle abitudini di consumo e del modello commerciale delle città.

Crescono anche le attività di take away, che in Toscana segnano un aumento dell’11,4%, mentre gelaterie e pasticcerie fanno registrare una riduzione superiore al 10%.

Secondo Confcommercio Toscana, il fenomeno riguarda un settore centrale per l’economia regionale: oltre 20mila pubblici esercizi che danno lavoro a circa 74mila persone, con circa un terzo degli occupati concentrato nell’area fiorentina.

“Non siamo di fronte a una semplice evoluzione dei consumi – osserva Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Toscana e vicepresidente vicario di Fipe nazionale – ma a una profonda ridefinizione dell’economia urbana. I pubblici esercizi tradizionali devono affrontare costi di gestione crescenti, affitti spesso difficili da sostenere, una fiscalità locale pesante e margini sempre più ridotti”.

Firenze rappresenta uno dei casi più evidenti di questa trasformazione: da una parte cresce l’offerta legata alla ristorazione e alla fruizione veloce del cibo, dall’altra arretrano i bar storicamente legati alla socialità dei quartieri.

“Il rischio – sottolinea Cursano – è perdere equilibrio, qualità e presidio sociale nei centri urbani”. Un cambiamento che apre il dibattito sul futuro delle attività commerciali e sul ruolo dei locali tradizionali nella vita delle città.

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