Un modello di sviluppo basato su sostenibilità, qualità della vita e valorizzazione delle economie locali. È questo il nucleo del nuovo manifesto internazionale delle Città Slow, approvato oggi a Greve in Chianti durante l’assemblea del movimento che riunisce delegati da 15 Paesi e circa 33 nazionalità.
Il documento, articolato in 15 punti, punta a ridefinire i paradigmi dello sviluppo territoriale mettendo al centro il “limite” come principio economico e ambientale, la gestione responsabile delle risorse e la valorizzazione delle economie di prossimità. Tra gli obiettivi, anche la promozione di modelli produttivi e amministrativi capaci di generare valore a partire dalle fragilità dei territori.
Nel corso dell’assemblea sono state presentate diverse buone pratiche internazionali. Tra queste, alcune esperienze provenienti dalla Cina: la quantificazione economica dei benefici ambientali attraverso il cosiddetto “Pil ecologico” e l’introduzione di mense scolastiche a filiera corta per circa 100.000 studenti in 50 scuole, a sostegno delle economie locali e della riduzione dell’impatto ambientale.
Altri progetti hanno riguardato la riconversione di aree urbane dismesse in infrastrutture leggere per la mobilità dolce, come sentieri pedonali e ciclabili, con ricadute su turismo sostenibile, rigenerazione urbana e coesione sociale. In questa direzione si inserisce anche la valorizzazione del coinvolgimento delle giovani generazioni nella gestione delle pratiche di sostenibilità territoriale.
Il sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, ha sottolineato la dimensione economico-strategica del modello Città Slow, evidenziando la distinzione tra crescita e consumo di risorse. “Una comunità che riconosce il limite – ha affermato – sa distinguere la crescita dalla distruzione, l’innovazione dal consumo cieco, il turismo dalla trasformazione irreversibile dei luoghi”.
Nel dibattito è emerso anche il concetto di “restanza”, inteso come diritto delle persone a restare nei propri territori, contrastando lo spopolamento e contribuendo alla tenuta economica e sociale delle comunità locali.
Il modello Città Slow si conferma così un laboratorio internazionale di politiche territoriali orientate a uno sviluppo economico più equilibrato, centrato su sostenibilità, filiere locali e governance delle risorse.
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