La nipote del campione ricorda l’uomo dietro la leggenda: la famiglia, la fede, il coraggio durante la guerra e l’amore senza fine per la moglie Adriana

In un intenso ricordo personale, Gioia Bartali racconta il lato più umano del nonno Gino Bartali. Il primo insegnamento ricevuto da bambina fu quello di «stare dentro i margini», una metafora che per il campione rappresentava il rispetto dei valori fondamentali della vita: famiglia, fede, sacrificio e correttezza. Un’eredità morale che, secondo la nipote, ha segnato profondamente il suo percorso personale.

Nel racconto emerge anche il ruolo storico di Bartali durante la Seconda guerra mondiale. Riconosciuto come Gino Bartali, contribuì a salvare centinaia di ebrei dalle persecuzioni nazifasciste, senza mai cercare riconoscimenti pubblici. «Il bene si fa ma non si dice» era la sua filosofia, tanto che neppure la moglie conosceva molti dettagli delle sue attività clandestine. Un comportamento che Gioia contrappone all’epoca dei social network, dove ogni gesto viene spesso raccontato e condiviso.

L’intervista ripercorre anche il legame con Firenze e Ponte a Ema, la rivalità-amicizia con Fausto Coppi e il celebre mistero della borraccia, sul quale Bartali amava scherzare. Grande spazio è dedicato inoltre all’amore per la moglie Adriana, compagna di una vita. Tra i ricordi più toccanti, quello di una fotografia custodita nel portafoglio della donna con la scritta: «Mi hai lasciata il 5 maggio 2000. A presto». Un messaggio che, per Gioia, rappresentava un semplice arrivederci. Lo scrive la Nazione. 

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