Il comparto della filatura italiana inaugura il primo trimestre del 2026 all'insegna del pragmatismo e della prudenza. L'indagine annuale condotta da Confindustria Moda su un panel rappresentativo di aziende associate delinea uno scenario complesso, caratterizzato da un delicato equilibrio tra promettenti spinte espansive e persistenti criticità macroeconomiche che ancora frenano un pieno e omogeneo consolidamento delle attività produttive.
La pubblicazione di questi dati giunge in un momento strategico per il settore, a sole quarantott'ore dall'apertura ufficiale di Pitti Filati 99, la manifestazione di riferimento globale per il tessile e i filati d'eccellenza, in programma dal 24 al 26 giugno nella storica cornice della Fortezza da Basso a Firenze. Il capoluogo toscano si conferma così il fulcro nevralgico del dibattito industriale, dove la filiera è chiamata a confrontarsi sulle nuove strategie di mercato in una fase di transizione macroeconomica.
Produzione in altalena e la spinta di marzo
I dati macroeconomici più recenti forniti dall'Istat indicano una lieve progressione dell'indice di produzione industriale, che segna un incoraggiante +0,5% nel periodo esaminato. Tale risultato è stato trainato da una straordinaria performance nel mese di marzo, culminata in un balzo dell'attività produttiva pari al +6,7%, che ha permesso di compensare la debolezza registrata nei primi due mesi dell'anno, quando si erano viste contrazioni del 5% a gennaio e dell'1,3% a febbraio.
Sul fronte degli scambi commerciali con l'estero, le esportazioni di filati hanno registrato una flessione molto marginale a valore, cedendo l'1% e attestandosi a 200,3 milioni di euro. Sebbene il segno rimanga negativo, il dato esprime un forte segnale di stabilizzazione se confrontato alla drastica contrazione del -10,8% rilevata nello stesso periodo del 2025. Di contro, la domanda interna e l'approvvigionamento estero mostrano segni di dinamismo, con importazioni in crescita del 2,6%, per un valore complessivo di 203,6 milioni di euro.
Il bilancio del 2025 e le performance merceologiche
Il quadro attuale segue un 2025 decisamente complesso per la filatura italiana, che aveva archiviato l'anno con una contrazione del fatturato del 3,7%, scendendo a 2,5 miliardi di euro e registrando una perdita di circa 97 milioni di euro rispetto all'esercizio precedente. Il bilancio consuntivo dello scorso anno aveva visto una flessione sia delle importazioni, scese dell'8,9% a 714 milioni di euro, sia delle esportazioni, calate del 3,6% a 758 milioni di euro.
Proprio l'analisi dettagliata delle esportazioni per tipologia di filato nel 2025 rivela andamenti fortemente asimmetrici, confermando una vistosa frammentazione dei consumi. I filati di lino sono stati i più dinamici in assoluto con una crescita del 13,9%, seguiti dai filati per aguglieria che hanno segnato un progresso del 7,3%. Sul fronte opposto, i filati misti chimici e lana hanno evidenziato la contrazione più marcata cedendo il 17,4%, seguiti a ruota dai filati di cotone in calo del 7,9%, da quelli di lana pettinata in flessione del 5,8% e infine dalla lana cardata che ha registrato una contrazione del 2,5%.
I dati di filiera che verranno discussi nei prossimi giorni nei padiglioni di Firenze confermano che, nonostante le evidenti difficoltà legate ai costi industriali e alla volatilità dei mercati internazionali, l'eccellenza e la flessibilità manifatturiera italiana stanno progressivamente ponendo le basi per un'inversione di ciclo. La città di Firenze e la vetrina di Pitti Filati si confermano così lo snodo ideale per rilanciare la competitività del Made in Italy nel mondo.