Con l'ondata di calore che continua a colpire Firenze, la Fillea Cgil torna a chiedere interventi più incisivi per proteggere i lavoratori esposti alle alte temperature. La segretaria generale Giulia Bartoli ritiene insufficiente l'attuale ordinanza regionale e invita il Comune a trovare soluzioni anche per gli operai impegnati nei cantieri di pubblica utilità, che restano esclusi dalle sospensioni previste per altri settori. «Nelle ore più calde si dovrebbero fermare tutti i lavoratori che operano in condizioni di rischio», sottolinea.
Secondo il sindacato, il quadro normativo attuale non è adeguato a fronteggiare gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. L'ordinanza regionale vieta il lavoro all'aperto con esposizione prolungata al sole tra le 12.30 e le 16 nei settori agricolo, florovivaistico, edile e nelle cave, ma Bartoli evidenzia come il caldo intenso non scompaia né dopo quell'orario né con la fine di agosto. Inoltre, ricorda che in molti ambienti di lavoro chiusi, dove si utilizzano solventi e vernici, le temperature possono diventare altrettanto critiche.
Per la Cgil è necessario ripensare l'organizzazione del lavoro. Tra le proposte avanzate ci sono una diversa distribuzione dei turni per evitare le fasce orarie più calde, l'utilizzo della cassa integrazione per recuperare le ore non lavorate e l'introduzione di dispositivi di protezione più evoluti, oltre a sistemi di monitoraggio dello stress termico. Restano fondamentali anche le misure già adottate in molti cantieri, come aree ombreggiate, pause frequenti e punti di refrigerazione. «Il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i lavoratori, senza eccezioni», conclude Bartoli. Lo scrive la Nazione.
Condividi
Attiva i cookies














