I sindacati degli inquilini della Toscana sono scesi in piazza a Firenze per protestare contro il nuovo Piano casa del governo, che ha appena ricevuto il via libera dalla Camera e si appresta a passare al Senato. Davanti alla prefettura del capoluogo toscano, i rappresentanti delle quattro principali sigle del settore – Sunia-Cgil, Sicet-Cisl, Uniat-Uil e Unione Inquilini – hanno manifestato l'assoluta contrarietà a un provvedimento giudicato del tutto inadeguato, esponendo striscioni per chiedere il finanziamento degli alloggi pubblici a scapito delle speculazioni.
La critica mossa dai sindacati punta il dito contro la carenza strutturale di risorse stanziate rispetto ai reali bisogni dei cittadini e la mancanza di confronto con le parti sociali. Viene inoltre contestata la scelta dell'esecutivo di nominare due commissari straordinari con il compito di dettare le linee d'azione a Regioni e Comuni, un'operazione che graverà sulle casse pubbliche per un milione di euro.
In Toscana la situazione abitativa è descritta come emergenziale: l'80% delle famiglie che ottengono un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) ha un indicatore Isee inferiore ai 6.000 euro e nei capoluoghi toscani le spese per l'abitazione arrivano a erodere fino al 60% dei redditi familiari. A fronte di ciò, nella regione si contano circa 4.500 case popolari sfitte (pari al 10% del patrimonio totale), mentre quasi la metà degli affittuari (il 47%) vive sotto la soglia di povertà.
I rappresentanti sindacali hanno evidenziato l'irrealizzabilità degli obiettivi del governo, spiegando che i fondi previsti permetteranno la ristrutturazione o la costruzione di appena 20-25mila appartamenti contro i 100mila dichiarati dal piano. A destare forte preoccupazione sono anche l'azzeramento completo del fondo per il contributo affitti e i meccanismi che consentiranno l'ingresso dei privati nella gestione del patrimonio pubblico, con la possibilità di operare in deroga alle regole urbanistiche comunali. I sindacati hanno infine lanciato un appello ai primi cittadini di tutta Italia per unire le forze in una battaglia comune, pur nella consapevolezza che la solida maggioranza parlamentare lascia pochissimi margini di modifica nel prossimo passaggio al Senato.
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