Rapporto 'Illuminare le periferie': attenzione su poche aree e scarso approfondimento

AGGIORNATA - "E' un rapporto molto importante che racconta un po' le debolezze le storiche dell'informazione italiana che ha sempre privilegiato il cortile di casa, il retroscena politico", "non solo negli spazi di informazione canonici, ma anche in quelli di approfondimento", ha commentato il presidente dell'Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli.     

"Se si somma l'informazione nei programmi di approfondimento sull'Oceania, sull'America del Sud e sull'Africa - ha proseguito -, non so che percentuale di 'occupazione tempo' potrebbe avere rispetto a Garlasco, penso molto piccola e questo ci racconta una distorsione".    

Vittorio Di Trapani, presidente Fnsi, ha sottolineato l'utilità del rapporto, "perché solo capire e conoscere ci può permettere di abbattere le distanze, costruire i ponti ed evitare i muri che invece tutt'ora si continuano a costruire e che costituiscono la catena dell'odio". Ed ha poi citato la Flotilla in viaggio per Gaza: "Era un viaggio che era giusto raccontare, non solo perché aveva una finalità umanitaria. Dicevamo di illuminarlo, perché su quelle barche sta camminando anche il nostro diritto a sapere".    

"I dati di questo rapporto - ha spiegato Anna Meli, presidente di Cospe - mostrano ancora una volta la necessità di una informazione meno eurocentrica e un approfondimento e un'analisi più costante dei nuovi scenari globali.  Anche le guerre, che hanno costretto a un adeguamento dell'agenda mediatica e del lavoro delle redazioni, sembrano seguire una logica di 'emergenza usa e getta' poiché ricevono una copertura intensissima nei momenti di massima attenzione per poi scomparire rapidamente dal dibattito pubblico".    

"Quello che noi chiediamo - ha aggiunto - sono spazi di approfondimento fuori dai tg che possano far capire davvero le dinamiche dei Paesi, non per forza legate alla questione della povertà e ai problemi legati ai conflitti". Ed ha fatto l'esempio del Venezuela, "sotto i riflettori oggi, purtroppo per il gravissimo terremoto che c'è stato in questi giorni", ma "illuminato solo per il blitz del degli Stati Uniti, la cattura del presidente Maduro nonostante avessimo un nostro collega cooperante", Alberto Trentini "imprigionato per più di un anno in quel Paese".

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Si stabilizza la 'quota' di esteri nei tg italiani: negli ultimi tre anni le notizie internazionali rappresentano circa il 38% contro il 16,4% del 2012, primo anno preso in considerazione dal rapporto 'Illuminare le periferie. L'informazione sugli esteri', iniziativa di Cospe e Osservatorio di Pavia, presentato oggi a Firenze.

    
Un report che analizza la copertura nei telegiornali di prima serata di Rai, Mediaset e La7 nel periodo 2012 - primo trimestre 2026. Il 2022 è stato l'anno con la copertura maggiore, 41,5%, con l'invasione russa dell'Ucraina, il 2014 il più basso con il 15,5%.

    
Tuttavia, è stato spiegato da Paola Barretta e Giuseppe Milazzo dell'Osservatorio di Pavia, una maggiore copertura non si traduce automaticamente in un'informazione più equilibrata o approfondita. Si tratta di un'attenzione mediatica reattiva e non strutturale che si accende sull'evento-spettacolo e concentrata su poche aree geopolitiche e sulle crisi più eclatanti, mentre interi continenti continuano a essere scarsamente rappresentati.

    
Nel periodo 2025/26 le notizie estere riguardano soprattutto politica (32%), guerre e conflitti (30%), cronaca (19%) e soft news (16%), mentre temi come immigrazione (2%) e terrorismo (1%) restano marginali.

  
Lo squilibrio geografico è netto: Europa (44%), Asia, soprattutto col Medio Oriente (30%) e Nord America (21%) assorbono quasi tutta la copertura, mentre Africa (2,2%) Centro-Sud America (2,6%) restano ai margini.

  
Tra maggio e 2025 e marzo 2026 l'agenda è stata dominata dal Medio Oriente, con 2.933 notizie, focalizzate in primis su Gaza, quindi Iran e Libano. Su altre crisi, invece, l'attenzione è intermittente. Sul Sudan, nonostante la gravità del conflitto, da maggio 2025 a marzo 2026 appena 21 servizi nei tg (concentrati sulla Rai con 16).

Discorso analogo per Venezuela e Cuba. Nel primo caso attenzione in coincidenza con il blitz Usa contro Maduro nel gennaio 2026 (83 notizie televisive), mentre la crisi economica, energetica e umanitaria cubana resta quasi invisibile nei tg per otto mesi consecutivi, con appena 20 notizie.

    
Tra i network, La7 dedica agli esteri la quota più alta della propria agenda informativa (50%), seguita da Rai (40%) e Mediaset (34%).
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