Parte il progetto "Arno", che unisce arte e ricerca scientifica in vista del 60° anniversario dell'Alluvione di Firenze

L'Arno si trasforma in artista. Sono state immerse nel fiume, all'altezza della Canottieri Comunali sul Lungarno Francesco Ferrucci, le tele dell'artista Roberto Ghezzi che, nei prossimi due mesi, saranno modellate direttamente dall'acqua, dai sedimenti e dai microrganismi del fiume. L'iniziativa fa parte del progetto "Arno – Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume", che culminerà nel novembre 2026 con una mostra diffusa dedicata al 60° anniversario dell'Alluvione.

L'opera si inserisce nella ricerca artistica delle "Naturografie", sviluppata da Ghezzi in diversi ecosistemi del mondo. Le tele, realizzate con tessuti naturali in cotone e lino, resteranno immerse senza alcun intervento dell'artista: sarà il fiume stesso a modificarne colori e superfici, dando vita a opere uniche che diventeranno anche oggetto di uno studio scientifico condotto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, dall'Università di Firenze e dall'Università della Tuscia.

«Con il progetto "Arno" vorrei che fosse il fiume stesso a raccontarsi, restituendoci la propria memoria e identità. Là dove l'Arno ha portato distruzione, vorrei costruire un ponte di riconciliazione, affinché il ricordo di quel fango possa diventare un nuovo inizio», spiega Roberto Ghezzi. Al termine dell'immersione, tra settembre e ottobre, le tele saranno recuperate e stabilizzate senza ulteriori interventi pittorici: il risultato finale sarà esclusivamente il frutto dell'azione della natura.

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