Stop della luce a macchia di leopardo tra Statuto, Oltrarno, Gavinana e Coverciano. Confcommercio e Confesercenti chiedono risarcimenti e investimenti sulla rete, mentre i sindacati lanciano l’allarme caldo nelle scuole

Blackout a macchia di leopardo in diverse zone di Firenze, da Coverciano a Gavinana, dall’Oltrarno allo Statuto, dove lunedì sera l’interruzione della corrente si sarebbe protratta dal tardo pomeriggio fino a notte. Con temperature vicine ai 40 gradi, i disagi non riguardano soltanto le abitazioni e le persone più fragili, ma anche le attività economiche, in particolare bar e ristoranti.

Secondo Confcommercio Firenze, un blackout può costare a un ristorante tra i 2mila e i 5mila euro in una sola giornata, tra incassi sfumati, alimenti deteriorati e personale comunque da retribuire. “Per il nostro settore la corrente elettrica non è un optional”, spiega il presidente Aldo Cursano, sottolineando come senza energia si fermino cucine, climatizzazione, casse, sistemi informatici e refrigerazione. Il problema diventa ancora più grave durante il servizio, quando i clienti sono già seduti e la cucina non può più completare le ordinazioni.

Cursano richiama anche il tema della sicurezza alimentare: con il caldo estremo, prodotti come pasta fresca, sughi, carne e latticini possono deteriorarsi rapidamente e devono essere eliminati. Per questo Confcommercio chiede maggiore attenzione e forme di risarcimento quando il danno dipende da interruzioni della rete e non da responsabilità degli operatori.

Anche Confesercenti Firenze, con il responsabile Lapo Cantini, invita a guardare oltre l’emergenza. Gli episodi, spiega, stanno diventando sempre più frequenti e il cambiamento climatico sta aumentando i consumi elettrici. Da qui la richiesta di una riflessione seria sul potenziamento delle infrastrutture, soprattutto nelle zone a maggiore concentrazione di attività economiche e turistiche.

Il caldo pesa anche su scuole dell’infanzia e centri estivi. Cgil Firenze, Fp Cgil e Flc Cgil accolgono positivamente la scelta di alcuni Comuni di ridurre l’orario quando le temperature superano la soglia sostenibile, ma chiedono che questa non resti l’unica risposta. Per i sindacati serve una mappatura completa delle condizioni microclimatiche degli istituti e dei luoghi che ospitano i centri estivi, così da programmare interventi e investimenti già in vista di settembre. Lo scrive la Nazione. 

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