"Le 'terre di nessuno' non si trovano soltanto al Sud", ad esempio in alcune zone del quadrilatero compreso tra Firenze, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio e Prato "da diversi anni non si sa con precisione cosa accada. O, meglio, lo si immagina, ma manca una mappatura completa dei fenomeni e un effettivo controllo del territorio. Troppi pestaggi, ferimenti, sfruttamento del lavoro e traffici illeciti". E' quanto afferma Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto che ne ha parlato oggi nel corso di una conferenza stampa a Firenze.
"Si è ormai abituati a intervenire nel cosiddetto giorno dopo, cioè quando le situazioni si sono già verificate e i danni sono ormai evidenti. È necessario cambiare prospettiva, passando dalla logica del giorno dopo a quella del giorno prima'". E' il solo modo, spiega Calleri "per riappropriarsi del territorio, sia dal punto di vista sociale sia sotto il profilo della legalità, non solo proclamata ma concretamente praticata. Siamo di fronte a un'area di almeno 37 chilometri quadrati nella quale esistono vere e proprie 'terre di nessuno". Occorre intervenire prima che diventino 'terre di qualcuno', cioè territori stabilmente controllati dalla criminalità".
La proposta di Calleri si fonda su tre pilastri: controllo effettivo del territorio, è necessaria una mappatura completa dell'area con una collaborazione tra governo, istituzioni territoriali e amministrazioni locali, quindi presa in carico delle fragilità e delle problematiche sociali e infine ripristino della legalità, coniugato con la giustizia sociale e lo sviluppo. "Non si tratta di un'operazione semplice. Al contrario, richiede risorse, coordinamento e una forte volontà politica e istituzionale. Tuttavia, la gravità della situazione impone un cambio di passo".
"Si è ormai abituati a intervenire nel cosiddetto giorno dopo, cioè quando le situazioni si sono già verificate e i danni sono ormai evidenti. È necessario cambiare prospettiva, passando dalla logica del giorno dopo a quella del giorno prima'". E' il solo modo, spiega Calleri "per riappropriarsi del territorio, sia dal punto di vista sociale sia sotto il profilo della legalità, non solo proclamata ma concretamente praticata. Siamo di fronte a un'area di almeno 37 chilometri quadrati nella quale esistono vere e proprie 'terre di nessuno". Occorre intervenire prima che diventino 'terre di qualcuno', cioè territori stabilmente controllati dalla criminalità".
La proposta di Calleri si fonda su tre pilastri: controllo effettivo del territorio, è necessaria una mappatura completa dell'area con una collaborazione tra governo, istituzioni territoriali e amministrazioni locali, quindi presa in carico delle fragilità e delle problematiche sociali e infine ripristino della legalità, coniugato con la giustizia sociale e lo sviluppo. "Non si tratta di un'operazione semplice. Al contrario, richiede risorse, coordinamento e una forte volontà politica e istituzionale. Tuttavia, la gravità della situazione impone un cambio di passo".
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