L'inchiesta su presunte frodi fiscali e doganali riaccende il dibattito sul modello produttivo del distretto tessile e della logistica

Il caso Acca riporta sotto i riflettori il distretto del pronto moda di Prato. La società, considerata uno dei principali hub logistici del comparto, è finita al centro di un'inchiesta coordinata dalla Procura Europea, dalla Procura di Prato e dalla Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro preventivo di beni per 71 milioni di euro e all'amministrazione giudiziaria dell'azienda.

Secondo l'ipotesi accusatoria, attorno alla piattaforma logistica sarebbe stato organizzato un sistema di presunte frodi fiscali e doganali, basato su società cartiere, sottofatturazione delle merci e triangolazioni commerciali per eludere dazi e Iva sulle importazioni dall'Asia. Accuse che dovranno essere verificate nel corso del procedimento giudiziario, ma che mettono in luce le criticità di un settore in cui la logistica rappresenta un elemento fondamentale.

La vicenda va oltre il destino della singola azienda e riapre il confronto sul modello economico del pronto moda pratese, tra competitività, tutela dei lavoratori e legalità. La chiusura dell'hub rischia infatti di avere ripercussioni sull'intera filiera produttiva, mentre sindacati e istituzioni chiedono maggiore trasparenza e controlli lungo tutta la catena del settore. Lo riporta il Corriere Fiorentino. 

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