Dall'obiettivo di spegnere gli incendi a quello di comprenderli, prevenirli e gestirli in modo sempre più efficace attraverso la pianificazione, la conoscenza scientifica e la resilienza del territorio. Punta a questo il documento 'Strategie di adattamento ai cambiamenti climatici per la gestione del rischio incendi boschivi' del sistema antincendi regionali presentato nella sede della Regione Toscana.
"Si tratta - spiega l'assessore all'agricoltura Leonardo Marras - di un lavoro che introduce un metodo nuovo: non limitarsi a organizzare la risposta all'emergenza, ma leggere in anticipo l'evoluzione del rischio attraverso indicatori climatici, analisi della vulnerabilità dei territori, scenari futuri e strumenti di pianificazione capaci di orientare le scelte di prevenzione". Per Giani "non basta intervenire quando il fuoco è già divampato: dobbiamo conoscere meglio i territori, rafforzare la prevenzione, sostenere la resilienza delle comunità e costruire politiche capaci di anticipare i cambiamenti". Giani e Marras hanno inoltre evidenziato come, accanto alla pianificazione, resti centrale la piena operatività del sistema regionale: circa 4.000 volontari, 400 operai forestali, oltre 600 mezzi, fino a 10 elicotteri, la sala operativa regionale attiva 24 ore su 24, 7 centri operativi provinciali, 180 direttori delle operazioni di spegnimento e i presidi estivi sulle isole. A questo si aggiunge il ruolo strategico della formazione presso il Centro regionale La Pineta di Tocchi e l'adozione di comportamenti responsabili da parte dei cittadini. "Solo unendo organizzazione, conoscenza scientifica, pianificazione e responsabilità condivisa - hanno concluso Giani e Marras - possiamo rendere il territorio toscano più sicuro e più resiliente". Secondo il monitoraggio regionale, nel primo semestre 2026 gli incendi boschivi in Toscana sono stati 151. Tra questi l'episodio più significativo è stato quello del Monte Faeta con circa 660 ettari di bosco bruciati. Per l'area è stato predisposto il progetto di fattibilità finalizzato agli interventi di salvaguardia post-incendio (il costo degli interventi è stimato in circa 400mila euro).
"Si tratta - spiega l'assessore all'agricoltura Leonardo Marras - di un lavoro che introduce un metodo nuovo: non limitarsi a organizzare la risposta all'emergenza, ma leggere in anticipo l'evoluzione del rischio attraverso indicatori climatici, analisi della vulnerabilità dei territori, scenari futuri e strumenti di pianificazione capaci di orientare le scelte di prevenzione". Per Giani "non basta intervenire quando il fuoco è già divampato: dobbiamo conoscere meglio i territori, rafforzare la prevenzione, sostenere la resilienza delle comunità e costruire politiche capaci di anticipare i cambiamenti". Giani e Marras hanno inoltre evidenziato come, accanto alla pianificazione, resti centrale la piena operatività del sistema regionale: circa 4.000 volontari, 400 operai forestali, oltre 600 mezzi, fino a 10 elicotteri, la sala operativa regionale attiva 24 ore su 24, 7 centri operativi provinciali, 180 direttori delle operazioni di spegnimento e i presidi estivi sulle isole. A questo si aggiunge il ruolo strategico della formazione presso il Centro regionale La Pineta di Tocchi e l'adozione di comportamenti responsabili da parte dei cittadini. "Solo unendo organizzazione, conoscenza scientifica, pianificazione e responsabilità condivisa - hanno concluso Giani e Marras - possiamo rendere il territorio toscano più sicuro e più resiliente". Secondo il monitoraggio regionale, nel primo semestre 2026 gli incendi boschivi in Toscana sono stati 151. Tra questi l'episodio più significativo è stato quello del Monte Faeta con circa 660 ettari di bosco bruciati. Per l'area è stato predisposto il progetto di fattibilità finalizzato agli interventi di salvaguardia post-incendio (il costo degli interventi è stimato in circa 400mila euro).
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