Il jazz arriva all'Estate del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con una rilettura originale de La Bohème di Giacomo Puccini. Protagonista sarà Paolo Fresu, che domani sera salirà sul palco della Cavea insieme al Devil Quartet e ai professori dell'Orchestra del Maggio, diretti da Paolo Silvestri. Un progetto nato dal sodalizio tra i due musicisti, dopo la precedente esperienza dedicata alla Norma di Bellini.
Fresu spiega che l'obiettivo non è stravolgere Puccini, ma valorizzarne le melodie attraverso il linguaggio del jazz. Secondo il trombettista, il compositore lucchese era già straordinariamente moderno e molte delle sue pagine sembrano anticipare il jazz. La sfida consiste nel ricostruire l'emozione dell'opera senza le parole, affidandola esclusivamente al suono della tromba, strumento che, grazie al respiro, può esprimere la stessa intensità della voce umana.
Per Fresu La Bohème racconta temi universali come amore, amicizia, precarietà e morte, capaci di parlare ancora al pubblico di oggi. Nell'intervista il musicista riflette anche sul valore del silenzio, elemento essenziale della musica: «Se non c'è silenzio, non c'è spazio». Un concetto che trova la sua massima espressione proprio nel finale dell'opera, quando il respiro di Mimì si spegne e il silenzio diventa parte integrante dell'emozione.
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