"Nel 2025 riversato 17 milioni di euro come imposta di soggiorno"

AGGIORNATA - "Non abbiamo mai sostenuto che Airbnb e, più in generale, gli affitti turistici brevi siano l'unica causa dell'emergenza abitativa a Firenze. Abbiamo sempre detto, però, che il fenomeno produce effetti sociali ed economici rilevanti sul tessuto urbano e che, proprio per questo, sia doveroso governarlo con regole equilibrate e basate su evidenze oggettive. Non condividiamo poi le dichiarazioni rivolte al professor Filippo Celata". È quanto dichiara l'assessore allo sviluppo economico e turismo Jacopo Vicini in replica ad Airbnb.
    
Vicini osserva che Celata "è un ricercatore autorevole e indipendente, il cui lavoro rappresenta un importante contributo scientifico alla conoscenza del fenomeno. Il nostro regolamento non nasce da un singolo studio né da un'unica fonte, ma dall'incrocio di analisi e monitoraggi diversi, compresi quelli dell'Ufficio Statistica del Comune di Firenze realizzati in collaborazione con l'Università di Firenze. Quando si affrontano fenomeni così complessi è sempre utile mettere insieme più strumenti di analisi e più competenze".
    
"Con Airbnb abbiamo collaborato positivamente in questi anni su diversi temi e continueremo a farlo - conclude Vicini in una nota -. Siamo sempre disponibili al confronto con tutti gli operatori, purché sia orientato all'interesse generale della città. Anzi, riteniamo che proprio insieme alle piattaforme si possa fare ancora di più per informare gli host sul contenuto del nostro regolamento e favorire il rispetto delle regole da parte di chi opera correttamente. Il nostro obiettivo non è contrapporre istituzioni e operatori, ma costruire un modello di turismo sempre più sostenibile, che tuteli il diritto all'abitare senza rinunciare all'accoglienza e alla qualità dell'offerta turistica".

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AGGIORNATA - La piattaforma Airbnb racconta "una Firenze fatta di piccoli proprietari che integrano il reddito. È la stessa operazione di sempre: contare le teste invece degli immobili, scegliere la mediana al posto della media, diluire il fenomeno nello stock totale della città per farlo sparire. Ma i numeri che Airbnb stessa dice di voler usare raccontano l'esatto contrario, uno per uno". È quanto dichiara il capogruppo di Spc a Palazzo Vecchio Dmitrij Palagi.
    
"Che il 75% degli host affitti una sola casa non dice nulla: non conta quanti proprietari abbiano un solo appartamento, conta chi controlla lo stock - aggiunge Palagi in una nota -. Ed è una minoranza organizzata. Non regge nemmeno il 'solo 5% dello stock residenziale'. Misurare gli affitti brevi sull'intero patrimonio abitativo serve soltanto a farli sembrare piccoli: la metrica corretta è la quota sul mercato dell'affitto, cioè sulle case realmente in gioco".
    
"C'è infine il modo - conclude Palagi - in cui Airbnb ha liquidato il professor Celata, dandogli del 'polarizzato' invece di replicare ai suoi dati: un argomento ad personam. Celata lavora su InsideAirbnb, la stessa fonte che la piattaforma usa quando le conviene, ma prendiamo pure i dati ufficiali Omi e Agenzia delle Entrate, come chiede Airbnb: dicono che Firenze ha la quota di locazioni brevi più alta d'Italia, 261 milioni di ricavo estratto, 23.000 euro per alloggio. I dati ufficiali confermano Celata e smentiscono Airbnb". 

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A Firenze Airbnb ha oltre 6.200 host attivi. Di questi "il 75% affitta solo un appartamento", e per il "64% non è l'attività principale dunque dire che ormai è tutto in mano a grandi società immobiliari è falso". In città il "12,9% degli immobili residenziali è sfitto: si tratta di oltre 26.000 abitazioni che non entrano sul mercato, né degli affitti brevi né di quelli a lungo termine". Questi i numeri diffusi da Airbnb in un incontro stampa sulla situazione dell'offerta turistica extralberghiera della piattaforma nella città. "A Firenze - viene osservato - nel 2025 abbiamo raccolto e riversato 17 milioni di euro come imposta di soggiorno, siamo a 76 milioni di euro dal 2018".

    "Il guadagno mediano - si spiega da Airbnb - è di circa 14.000 euro l'anno: cifre che raccontano un fenomeno di integrazione del reddito familiare, non di speculazione professionale. I grandi operatori multiproprietà esistono, ma sono una minoranza e anche la loro clientela è composta in prevalenza da fiorentini con un immobile solo". Inoltre "le notti su Airbnb rappresentano il 30% del totale a Firenze". "La pressione turistica sulla città è un fenomeno reale e complesso - viene evidenziato -, ma attribuirla agli affitti brevi significa ignorare le sue cause principali: la crescita strutturale dei flussi internazionali, la concentrazione in poche aree centrali e la carenza di offerta ricettiva distribuita sul territorio. Regolare gli affitti brevi senza affrontare queste cause non risolverebbe il problema".

  "Gli interi appartamenti su Airbnb rappresentano appena il 5% dello stock residenziale totale - si osseerva ancora -. L'emergenza abitativa ha radici strutturali che precedono e trascendono la piattaforma: carenza di offerta, immobili non adeguati, insufficienza di edilizia popolare e affitti transitori per studenti". Sulla tipologia di annunci gestiti da Airbnb "l'84% riguarda interi appartamenti ovvero 10.645, il 15% stanze private ovvero circa 2.000 stanze".
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