Airbnb sceglie Firenze per replicare alle accuse di favorire l'overtourism e la crisi abitativa, difendendo il ruolo degli affitti brevi e contestando lo studio del professor Filippo Celata, utilizzato dal Comune per giustificare le limitazioni introdotte dalla nuova normativa regionale. La piattaforma rivendica la collaborazione con Palazzo Vecchio, ricordando di aver versato dal 2018 oltre 76 milioni di euro di imposta di soggiorno, di cui 17 milioni nel solo 2025.
Secondo Airbnb, a Firenze sono attivi oltre 6.200 host e il 75% affitta un solo appartamento, con un guadagno medio annuo di circa 14 mila euro, a dimostrazione che la maggior parte degli operatori non è costituita da grandi investitori. La società chiede che le future decisioni siano basate sui dati ufficiali del Ministero del Turismo e non su studi ritenuti parziali, pur ribadendo la disponibilità al dialogo con il Comune e il Sunia. Inoltre, sottolinea di aver recepito senza contestazioni l'obbligo del Codice identificativo nazionale (Cin).
Airbnb respinge anche l'accusa di essere la principale responsabile dell'emergenza abitativa, citando uno studio di Nomisma secondo cui a Firenze oltre 26 mila abitazioni risultano sfitte. La piattaforma sostiene che il blocco degli affitti brevi non risolverà il problema e chiede criteri chiari per il rilascio delle future licenze quinquennali. L'assessore Jacopo Vicini replica precisando che il regolamento comunale non si basa su un solo studio, ma su un insieme di analisi e monitoraggi, confermando comunque la disponibilità al confronto nell'interesse della città. Lo scrive la Nazione.
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