Il rapporto annuale dell'istituto evidenzia una debolezza dell'industria

AGGIORNATA - "C'è l'esigenza di rilanciare un percorso di crescita anche nel settore manifatturiero che in questi anni non ha subìto una deindustrializzazione assoluta, ma sicuramente ha subito una mancata crescita che ha concorso, ovviamente, alla crescita lenta del paese e quindi anche della Toscana perché in questi anni noi osserviamo meno investimenti nel comparto manifatturiero, una redditività delle imprese che sostanzialmente ha una dinamica bassa e un deficit di innovazione che deve essere colmato".   

Secondo il direttore dell'Irpet si tratta di "una deindustrializzazione più funzionale che quantitativa, ma che quindi va in qualche modo invertita con un maggior rilancio degli investimenti, dell'innovazione, per tentare di scalare la catena del valore, perché abbiamo un posizionamento non favorevole nelle funzioni che garantiscono la maggiore redditività, e dobbiamo ridurre questa dipendenza dall'estero in settori strategici. Il tema più evidente è quello dell'energia".    

In una fase come questa, per Sciclone, "noi abbiamo l'esigenza di non affidarci solo alla domanda estera, ma di rilanciare un grande assente della politica economica di questi ultimi 20 anni che è il rilancio della domanda interna, a partire naturalmente dalla dimensione europea, però il rilancio della domanda interna significa anche sostegno ai redditi e tutela del potere d'acquisto dei salari.

Questo si può fare anche su scala locale, non arretrando dal perimetro dell'intervento pubblico, quindi attraverso politiche di welfare, dei diritti di cittadinanza, di difesa della natura pubblica del servizio sanitario e dei servizi per l'impiego, attraverso l'agevolazione all'accesso agli asili nido e ai libri scolastici".

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L'economia della Toscana non è in recessione ma resta esposta a rischi internazionali, fragilità produttive e vulnerabilità sociali: è l'indicazione che emerge dal rapporto annuale Irpet (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana) sull'economia regionale, presentato oggi a Firenze, secondo cui il Pil manterrà segno positivo con un +0,5% stimato sia per il 2026 che per il 2027. Risultano positivi anche i dati su occupazione (+1,8% nel 2025 e +1,1% nel 1/o trimestre 2026), export (+12,6% al netto di metalli preziosi e raffinazione), presenze turistiche (+3,8% nel 2025).

    
A testimoniare le debolezze c'è la sofferenza della manifattura (-0,6% la produzione nel primo trimestre 2026), dove soffre il sistema moda. Per Irpet la criticità principale non riguarda soltanto il numero delle imprese o la specializzazione in settori maturi, ma il posizionamento lungo le filiere, col rischio di una 'deindustrializzazione funzionale', ossia perdere progressivamente il controllo delle funzioni che generano più valore aggiunto. L'indice sintetico di fiducia delle famiglie che arretra da 113 a 110, dove aumenta la quota di famiglie che si percepisce relativamente povera (dal 10% al 15%) e aumentano (dal 5 al 17%) i nuclei che dichiarano un miglioramento.

    
"In un contesto internazionale connotato da incertezza e da tensioni legate alle crisi geopolitiche la Toscana ha tenuto, ora però è la fase del rilancio", ha detto Nicola Sciclone, direttore di Irpet, evidenziando il ritmo ancora lento degli investimenti e il deficit di innovazione da colmare, oltre a suggerire politiche pubbliche di rilancio della domanda interna.
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