Manetti: "Quasi metà delle esportazioni toscane dipende da aree instabili". Rafforzate le iniziative per aprire nuovi sbocchi commerciali

Le tensioni nello Stretto di Hormuz, il rischio di un'estensione del blocco navale al Mar Rosso e il rialzo del prezzo del petrolio riportano l'attenzione sulle possibili ricadute per l'economia fiorentina. A queste criticità si aggiungono le incertezze legate ai dazi statunitensi, spingendo la Camera di Commercio di Firenze ad accelerare il lavoro per diversificare i mercati di destinazione delle imprese locali.

«Per questo le nuove minacce di dazi Usa ci impongono di aumentare l'impegno per diversificare i mercati di sbocco delle imprese fiorentine e in questa direzione ci stiamo muovendo con una serie di iniziative», spiega il presidente della Camera di Commercio, Massimo Manetti. Secondo i dati dell'ente, quasi la metà dei ricavi dell'export toscano proviene da mercati considerati instabili, come l'area del Golfo, la Cina e gli stessi Stati Uniti. «Occorre rafforzare rotte commerciali alternative», aggiunge Manetti, ricordando che la provincia di Firenze è seconda in Italia, dopo Milano, per valore delle esportazioni, con oltre 34 miliardi di euro nel 2025.

Tra le strategie individuate c'è un maggiore orientamento verso i mercati europei e altri Paesi ritenuti promettenti. Attraverso PromoFirenze, la Camera di Commercio sta accompagnando le aziende in missioni e fiere internazionali, da Varsavia a Taipei, oltre a sostenere nuove iniziative di promozione del comparto agroalimentare. «Il nostro ExportHub è sulla strada per superare nel 2026 i già importanti numeri del 2025», conclude Manetti, ricordando i quasi mille servizi di supporto alle imprese e le decine di nuove collaborazioni avviate con partner internazionali. Lo scrive la Nazione. 

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