Resta ancora irrisolta la partita dei risarcimenti per le vittime del Forteto. Oltre all'annuncio della proposta di legge di Fratelli d'Italia per istituire un fondo da 7 milioni di euro destinato a chi non ha ottenuto un indennizzo, sono ancora pendenti 17 cause civili davanti al Tribunale di Genova.
Secondo i legali delle vittime, gli avvocati Marco Noferi e Giovanni Marchese, la Presidenza del Consiglio non ha ancora presentato alcuna proposta conciliativa, nonostante il Tribunale, nell'ultima udienza di maggio, avesse invitato le parti pubbliche a individuare una soluzione "solerte e seria". Il prossimo appuntamento in aula è fissato per il 16 settembre.
«Siamo soddisfatti dell'annuncio del fondo, ma attendiamo risposte sul processo in corso a Genova», ha spiegato Giovanni Marchese, storico legale dell'Associazione Vittime del Forteto. Il procedimento, avviato nel 2023, coinvolge 17 persone, tra ex minori affidati alla comunità e loro familiari, che hanno citato in giudizio la Presidenza del Consiglio e la Regione Toscana. In casi analoghi già definiti, cinque vittime hanno ottenuto risarcimenti complessivi superiori al milione di euro.
Marco Noferi ha ricordato la gravità delle violenze subite dai minori affidati alla comunità fondata da Rodolfo Fiesoli, parlando di bambini «ridotti in schiavitù, privati dei rapporti con le famiglie e sfruttati senza alcuna retribuzione». Per il legale, il risarcimento rappresenta un dovere, anche se «il danno esistenziale è difficilmente quantificabile».
Più fiducioso il presidente dell'Associazione Vittime del Forteto, Sergio Pietracito, che si è detto convinto che il Governo presenterà una proposta concreta in vista dell'udienza di settembre.
Il fondo annunciato dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Forteto, presieduta dal deputato Francesco Michelotti, non sostituirà i procedimenti giudiziari già avviati, ma sarà destinato a chi non ha ancora ottenuto alcun ristoro. Tra i requisiti previsti figurano la permanenza documentata nella comunità e la mancata adesione a precedenti percorsi risarcitori in tribunale. Lo scrive la Nazione.
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