Il Consiglio di amministrazione di Montedomini si è riunito per quasi dieci ore per affrontare il caso degli affitti brevi e le polemiche sulla gestione del patrimonio immobiliare. Al termine della riunione, il Cda ha disposto un approfondimento interno sul rilascio di un Codice identificativo nazionale (Cin) richiesto nel 2024 da un soggetto che si sarebbe dichiarato conduttore di un immobile che, secondo l'ente, era ancora nella disponibilità di Montedomini e sarebbe stato messo a bando solo nel 2025.
Per fare chiarezza sulla vicenda è stato affidato un incarico agli avvocati Duccio Maria Traina e Nicola Boschi, che dovranno tutelare l'ente, ricostruire i fatti e valutare eventuali azioni civili e penali contro quelle che il Cda definisce "gravissime affermazioni diffamatorie". Nel comunicato, Montedomini ha inoltre ribadito la propria natura di ente pubblico autonomo, sottolineando di non ricevere contributi per la gestione ordinaria e di dover amministrare il patrimonio con criteri imprenditoriali per garantire il pareggio di bilancio.
L'azienda ha quindi illustrato i dati del patrimonio immobiliare: 232 immobili complessivi, di cui 78 a destinazione sociale, 38 affittati a privati, 30 destinati a usi abitativi non residenziali e 30 a fondi commerciali o artigianali. I ricavi immobiliari ammontano a circa 2,29 milioni di euro, pari al 19% delle entrate, risorse che consentono di mantenere più basse le rette delle Rsa. Sul fronte degli affitti brevi, Montedomini sostiene che gli appartamenti destinati a questa attività siano undici, circa il 5% del patrimonio, annunciando disponibilità ad aprire un tavolo tecnico con il Comune per aggiornare il regolamento del 2018. Tra le decisioni assunte anche l'affidamento temporaneo delle funzioni di direttore generale a Marco Uccello fino al 30 settembre, in attesa del rientro di Emanuele Pellicanò o di una futura riorganizzazione della struttura. Lo scrive la Nazione.