L'ex assessore ripercorre la sua vita, dalla povertà all'impegno politico, fino alla malattia: "La Ztl? Scatenò il caos. Oggi la politica ha perso le sue radici"

Un racconto che attraversa decenni di storia fiorentina, dalla militanza nel Partito comunista fino agli anni da assessore comunale. Graziano Cioni, storico protagonista della politica cittadina, ripercorre la propria vita soffermandosi sulla malattia che lo accompagna da tempo e sul valore della memoria.

Nato a Pontorme, Cioni ricorda un'infanzia segnata dalla povertà e i primi lavori accanto al padre, prima di avvicinarsi alla politica con la Federazione Giovanile Comunista e poi con il Partito comunista, fino all'elezione in Provincia nel 1970 e all'approdo a Palazzo Vecchio.

Tra i ricordi più vivi c'è la nascita della Zona a traffico limitato quando, da assessore al traffico, dovette affrontare la dura protesta dei commercianti. «Fu un pandemonio, c'erano negozi listati a lutto. Ma almeno allora Firenze era una città viva, dove si discuteva davvero», racconta.

Guardando alla città di oggi, Cioni esprime preoccupazione: «È una città svenduta». E aggiunge che la politica ha perso il contatto con i propri valori fondanti, auspicando un ritorno a battaglie concrete per il lavoro e contro la povertà, superando le divisioni ideologiche.

Tra i ricordi più dolorosi c'è la scomparsa della figlia Valentina, morta a soli 26 anni. «Non esiste nella vita un dolore più grande», afferma.

Cioni rievoca anche l'esperienza vissuta in Friuli dopo il terremoto del 1976, quando contribuì all'organizzazione del ritorno degli sfollati e riuscì a coinvolgere Claudio Villa, che si esibì gratuitamente per i terremotati.

Infine, la riflessione sul Parkinson, che lui definisce ironicamente "l'inquilino inglese". Una malattia che gli ha fatto scoprire il valore degli anziani e della loro esperienza. Il suo messaggio alla città è semplice: «Ascoltate gli anziani. Sono la memoria e custodiscono cose che nei libri non sono scritte». Lo scrive la Nazione. 

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