Le categorie frenano sul modello “adults only”: «È soprattutto una questione di educazione»

Il fenomeno dei locali “child free” fa discutere anche le associazioni di categoria fiorentine. Aldo Cursano, presidente di Confcommercio Firenze e Arezzo, ricorda che per i ristoranti esistono regole precise: «Il Testo unico vieta di rifiutare l’ingresso di bambini a meno di un motivo di sicurezza o disturbo della quiete. Si rischiano multe da 3mila euro». Cursano sottolinea inoltre gli sforzi fatti dai pubblici esercizi per accogliere le famiglie, attraverso menu dedicati e seggioloni.

Contrario all’esclusione dei più piccoli anche Francesco Bechi, presidente di Federalberghi Firenze: «I bambini sono il futuro, servirebbe semmai un richiamo all’attenzione dei genitori». Secondo Bechi, le strutture dovrebbero prestare maggiore attenzione alle diverse fragilità e, quando gli spazi lo consentono, trovare il modo di far convivere le differenti esigenze degli ospiti.

Per Santino Cannamela, presidente di Confesercenti Firenze, il problema riguarda soprattutto il comportamento: «Capisco che non sia carino vedere bambini correre intorno ai tavoli, ma è soprattutto una questione di educazione da parte dei genitori». Più neutrale Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia, che considera il “child free” «un fenomeno di nicchia che non condivido né condanno», ricordando però che per le strutture turistiche la situazione è differente e i proprietari hanno maggiore libertà nella scelta della clientela. Lo scrive la Nazione. 

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