La formula “Adults Only” si sta facendo spazio anche a Firenze. Con una ricerca online si trovano diverse strutture nel centro storico che hanno scelto di non accogliere bambini, puntando sul “quiet luxury” e su una clientela alla ricerca soprattutto di tranquillità e silenzio. Una tendenza che, però, non convince molti operatori fiorentini. «Noi siamo aperti a tutti, anche a gatti e pappagalli. I bambini fanno un po’ di caos, ma se non sei disposto ad accogliere i più piccoli fai prima a cambiare mestiere», afferma Tommaso Ciolli, receptionist del cinque stelle Palazzo Gaddi.
Nei ristoranti la convivenza può essere più complicata. Alessio Ascani, titolare della trattoria Marione, conferma che i bambini sono i benvenuti, anche se talvolta diventa difficile lavorare quando vengono lasciati correre tra i tavoli. «La responsabilità è dei genitori», sottolinea. Ancora più netto Stefano Innocenti, proprietario di Acqua Al 2: «Sono esseri umani e come tali dobbiamo servirli e accettarli. Per me quella “child free” è una tendenza inaccettabile». Anche altri lavoratori della ristorazione riconoscono i possibili disagi, attribuendoli però soprattutto alla scarsa educazione impartita dagli adulti.
Tra i turisti c’è invece chi comprende la scelta. Karen Savoie, americana a Firenze per festeggiare con il marito i cinquant’anni di matrimonio, ammette che una struttura riservata agli adulti avrebbe potuto rappresentare un’opzione quando i figli erano piccoli. Resta però forte il timore che il fenomeno possa trasformarsi in una forma di esclusione. «Se decidiamo che non vogliamo più i bambini facciamo discriminazione», osserva Stefano Tesi de L’Opera Caffè. Una posizione condivisa anche da Qubu Emad de Il Cavallino: «I bimbi hanno i nostri stessi diritti: dobbiamo tutelarli, non cacciarli». Lo scrive la Nazione.
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