L’assessore: «I fondi necessari devono essere messi a disposizione dal Ministero»

È polemica sulle risorse destinate ai rinnovi contrattuali del personale del Maggio Musicale Fiorentino. A sollevare la questione è il capogruppo di Sinistra Progetto Comune Dmitrij Palagi, dopo la pubblicazione della relazione sui bilanci d’esercizio 2025 della direzione Società partecipate del Comune. Il confronto arriva mentre il Ministero della Cultura ha destinato 200 milioni di euro alle Fondazioni lirico-sinfoniche attraverso il Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo 2026: al Maggio sono stati assegnati 15,41 milioni, già erogati.

«Nella scheda dedicata al Maggio, tra gli elementi di attenzione, si legge che l’aumento dei costi di produzione “comprime l’Ebitda e non consente accantonamenti per i rinnovi contrattuali del personale”», sottolinea Palagi. Il consigliere evidenzia inoltre che l’organico è cresciuto di 27,38 unità equivalenti, ma «l’80% della crescita è lavoro a termine: il personale stabile aumenta dell’1,7%, quello a tempo determinato del 30,6%». Nel mirino anche il contributo del Comune, «fermo a 4.500.000 euro dal 2021» e che, secondo Spc, con l’inflazione avrebbe perso circa 666mila euro del proprio valore reale.

Replica l’assessore alle partecipate Giovanni Bettarini: «Sul tema dei rinnovi contrattuali è necessario dire le cose come stanno. Il tema delle risorse riguarda l’intero sistema delle Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. Le risorse necessarie devono essere messe a disposizione dal Mic». Bettarini rivendica inoltre l'impegno di Palazzo Vecchio: «Il Comune di Firenze non si è sottratto e non si sottrae alle proprie responsabilità. Ha sostenuto concretamente il risanamento del Maggio e continua a garantire alla Fondazione un contributo significativo».

L’assessore respinge infine le critiche di Spc parlando di «strumentalizzazione sistematica di qualsiasi documento amministrativo» e aggiunge: «Stupisce che il consigliere Palagi scelga ancora una volta di trasformare una normale attività di analisi e monitoraggio della pubblica amministrazione in una narrazione allarmistica». Lo scrive la Nazione. 

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