Una sala del commiato gremita per l’ultimo saluto a Kumara Gedera, l’operaio 61enne della Capp Plast di Capalle morto sul lavoro l’8 agosto durante il turno di notte. Colleghi, amici e parenti si sono stretti attorno alla moglie Asha e ai due figli prima del funerale, in programma questo pomeriggio alle 16.30 al tempio buddista di piazza della Gualchierina, nell’area del mercato di viale Galilei a Prato.
«Siamo distrutti. Lui era incredibile, una persona stupenda, non ci ha fatto mancare niente», racconta il figlio Kavi. Kumara stava preparando il futuro insieme alla moglie: «Aveva sistemato tutto, era già tutto pronto, anche la casa, per tornare a vivere in Sri Lanka con mamma. E invece è tutto andato perso, per cosa poi? Per risparmiare due minuti?».
Nei giorni scorsi anche la moglie Asha aveva ricordato il marito: «Era un grande lavoratore e non diceva mai di no quando si trattava di lavoro. Voleva arrivare alla pensione per tornare, almeno alcuni mesi l’anno, in Sri Lanka. Eravamo sposati da 32 anni, non so cosa farò senza di lui».
Restano intanto da chiarire le circostanze dell’incidente. Secondo le prime ricostruzioni, l’operaio, da oltre dieci anni nell’azienda, stava lavorando con un muletto durante alcune operazioni di movimentazione dei materiali. Sarebbe sceso dal mezzo, forse per sistemare un pallet sporgente, quando il carico sarebbe crollato travolgendolo con diversi sacchi da 25 chili.
Saranno gli accertamenti, insieme alle testimonianze dei colleghi, a ricostruire con precisione la dinamica dell’infortunio. Attesi anche gli esiti dell’autopsia per chiarire la causa della morte. Lo scrive la Nazione.
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