A Casa Buonarroti, nelle ore più calde, un termometro vicino a un dipinto di Pontormo arriva a segnare 35 gradi, mentre nella teca che conserva un modello cinquecentesco in cera rossa della Pietà Bandini si superano i 30. Cristina Acidini, presidente della Fondazione Buonarroti, esclude rischi per le opere in cera, ma annuncia interventi per il prossimo anno. Difficoltà anche a Santa Croce, dove gli operatori raccontano di turisti colti quasi quotidianamente da malori e di un caldo che rende complicato lavorare.
Al Bargello la situazione più pesante si registra nell’Armeria, all’ultimo piano, dove si raggiungono i 37 gradi. Nelle altre sale si oscilla tra 34 e 37, con ventilatori e finestre aperte come principali strumenti per combattere l’afa. L’aria condizionata è presente nella sala che ospita le cere. «Per le cere si mette l’aria condizionata, per chi lavora qui invece no», denuncia un’operatrice. Gli addetti sottolineano inoltre la difficoltà di trascorrere interi turni, talvolta molto lunghi, in queste condizioni.
Sotto osservazione soprattutto i musei civici. Dopo le precedenti segnalazioni, Cgil e Uil sono tornate a chiedere risposte al Comune e hanno convocato un’assemblea dei lavoratori. Nei giorni scorsi un’addetta di Palazzo Vecchio è collassata per il caldo, mentre una turista francese è svenuta durante il percorso di visita. Nel Salone dei Cinquecento la temperatura si aggira intorno ai 35 gradi.
Palazzo Vecchio ribadisce le misure già adottate: apertura delle finestre nelle ore mattutine, ventilatori nelle postazioni e chiusura delle aree più critiche durante i momenti di massima allerta. Per i sindacati, però, non basta: se non è possibile climatizzare gli ambienti, la richiesta è di valutare modifiche agli orari di apertura o limitazioni alle visite durante i periodi estivi più caldi. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
Condividi
Attiva i cookies














