Imprenditore, collezionista e soprattutto «sognatore». Sandro Fratini, fiorentino classe 1953 con radici a Campi Bisenzio, ripercorre una vita guidata dalle passioni, dall’esperienza alla Rifle fino alla sua straordinaria collezione di orologi. «Più che un imprenditore, mi considero un sognatore che ha fatto della passione la propria bussola», racconta. Proprio la Rifle rappresenta una parte fondamentale della sua storia familiare: «Non stavo semplicemente vendendo un marchio: stavo lasciando andare una parte della mia identità».
Profondo anche il rapporto con Firenze. «La amo in modo viscerale», spiega Fratini, indicando piazza Santa Maria Novella come il suo luogo del cuore. Qui oltre 25 anni fa decise di investire nel settore alberghiero quando la zona viveva ancora una situazione di degrado. Oggi, però, guarda con preoccupazione al tema della sicurezza: «Leggere di scippi e rapine quotidiane è una ferita, un’ombra che Firenze non merita».
C’è poi la Fiorentina, altra grande passione. «Nella vita ci sono due cose che non si cambiano mai: la mamma e la squadra del cuore». Tra i giocatori che lo hanno emozionato maggiormente cita Luciano Chiarugi, Giancarlo Antognoni, Gabriel Batistuta, Daniel Bertoni e Giovanni Galli. Fratini smentisce invece di essere mai stato realmente vicino all’acquisto del club: «Mio padre conosceva la mia emotività e mi disse: “Mi raccomando, non comprare mai la Fiorentina”. Ho rispettato quel consiglio, continuando a soffrire per i colori viola da semplice tifoso».
Celebre anche la sua collezione di orologi, considerata tra le più importanti al mondo e costruita in quarant’anni di ricerche e viaggi. Fratini sostiene di non conoscerne né il numero esatto né il valore: «Per me hanno un valore puramente affettivo. È la storia di un grande amore. E come si può mettere un prezzo all’amore?». Una passione nata il giorno della Prima Comunione grazie a un Longines placcato oro e alimentata prima dalla nonna e poi dal padre.
Negli orologi Fratini cerca soprattutto le tracce della vita: «Se un quadrante mostra i segni del tempo a me piace. Preferisco che mostri le sue “rughe”». E proprio sul tempo arriva la riflessione conclusiva: «È l’unica cosa che non si può comprare. È talmente prezioso che vorrei poterne acquistare ancora, se fosse possibile. Ma il tempo è inesorabile». Lo scrive la Nazione.
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