Gli Ordini delle Professioni Infermieristiche della Toscana intervengono dopo il grave episodio avvenuto al Pronto soccorso di Prato, dove un detenuto ha aggredito gli agenti che lo avevano in custodia e sono stati esplosi colpi di arma da fuoco. Gli Opi esprimono sostegno alla posizione del presidente dell’Ordine di Prato, Gabriele Panci, e vicinanza ai sanitari, agli agenti e ai pazienti presenti durante i momenti di forte tensione.
Quello di Prato, sottolineano gli infermieri, non è un caso isolato. Nella stessa giornata al Pronto soccorso dell’ospedale Versilia un infermiere è stato colpito al volto con un pugno, mentre continuano ad arrivare segnalazioni di aggressioni anche dal territorio pistoiese. Una situazione definita «non più tollerabile», soprattutto nei servizi di emergenza-urgenza, dove minacce, aggressioni verbali e violenze fisiche rendono sempre più difficile il lavoro degli operatori.
Gli Opi chiedono quindi interventi strutturali e coordinati che coinvolgano Regione Toscana, aziende sanitarie, Prefetture, forze dell’ordine e Ordini professionali. Il richiamo è anche alla legge 113 del 2020 sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, i cui strumenti devono tradursi in misure di prevenzione realmente efficaci negli ospedali.
«Il sistema sanitario non può continuare a reggersi sulla disponibilità e sul senso di responsabilità di chi ogni giorno garantisce l’assistenza, sperando semplicemente che tutto vada bene», sottolineano gli Ordini. Per gli infermieri, proteggere chi cura significa proteggere il diritto alla salute di tutti e garantire che gli ospedali restino luoghi di cura, rispetto e sicurezza.
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