L’imprenditore del vino è morto a 97 anni. «Un padre concreto, umile e rispettoso, continuerò seguendo i suoi principi»

«Una delle sue doti più grandi credo sia stata quella di dare sicurezza e tranquillità ai dipendenti e, quindi, alle loro famiglie». Con queste parole Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione Italiana Vini, ricorda il padre Vittorio, scomparso all’età di 97 anni.

«Un padre che ha sempre dato l’esempio positivo di come comportarsi nella vita. Un uomo concreto, quadrato, molto rispettoso delle persone. E umile, semplice», racconta il figlio. Laureato in Agraria nel 1953, Vittorio Frescobaldi seppe trasformare i difficili terreni del Chianti investendo nella produzione vinicola e costruendo la cantina di Sieci.

Determinante fu anche il suo coraggio nel portare il vino italiano all’estero. Durante uno dei primi viaggi negli Stati Uniti, un imprenditore americano gli suggerì persino di dividere il nome Frescobaldi sull’etichetta, perché ritenuto troppo lungo e difficile da ricordare. Nel 1977 venne nominato Cavaliere del Lavoro per il suo impegno nel settore agricolo.

Vittorio Frescobaldi lascia un’azienda con oltre 900 collaboratori e una filosofia fondata su prudenza, studio e sacrificio. «Il grande senso del dovere e del lavoro, quel pensiero di non dare nulla per scontato e tanto spirito di abnegazione. Ha sempre voluto veder crescere l’azienda, senza però fare passi azzardati. Continuerò seguendo i suoi principi», conclude Lamberto. Lo scrive la Nazione. 

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