La Fiorentina saluta Moise Kean e per raccoglierne l’eredità guarda a un attaccante che l’Italia conosce già molto bene. Joshua Zirkzee è il grande obiettivo viola per ridisegnare il reparto offensivo: venticinque anni, olandese, un metro e novantatré di altezza e soprattutto un modo di interpretare il ruolo decisamente diverso da quello del centravanti tradizionale.
Nato a Schiedam nel 2001, Zirkzee cresce calcisticamente in Olanda, passando anche dai settori giovanili di ADO Den Haag e Feyenoord. A sedici anni arriva la chiamata del Bayern Monaco. Ed è in Germania che il suo nome comincia a circolare nel grande calcio europeo.
Nel dicembre del 2019 Hansi Flick lo lancia in prima squadra e l’impatto è quasi cinematografico: contro il Friburgo entra nel finale e impiega pochissimo per segnare il gol che porta avanti il Bayern. Tre giorni più tardi entra ancora dalla panchina e colpisce di nuovo contro il Wolfsburg. A diciannove anni fa parte del Bayern che domina in Germania e conquista anche la Champions League.
Per giocare con continuità, però, deve partire. Nel gennaio 2021 la prima esperienza italiana, al Parma: solo quattro presenze, in un’avventura condizionata anche da un infortunio. La vera svolta arriva qualche mese più tardi in Belgio. All’Anderlecht di Vincent Kompany mette insieme 18 gol in 47 partite tra tutte le competizioni e comincia a trasformarsi da promessa in giocatore vero.
Nel 2022 torna in Serie A. Il Bologna investe su di lui e, dopo una prima stagione di apprendistato alle spalle di Arnautovic, arriva l’incontro che cambia la sua carriera: quello con Thiago Motta.
È Motta a costruire attorno a Zirkzee uno dei Bologna più belli degli ultimi decenni. Joshua diventa quello che lui stesso definirà un “nove e mezzo”: parte da centravanti, ma viene incontro, si abbassa, protegge il pallone, dialoga con i centrocampisti e apre gli spazi per gli inserimenti dei compagni. Un attaccante di un metro e novantatré con movimenti e qualità tecniche quasi da trequartista.
La stagione 2023-24 è quella della consacrazione: 11 gol e 5 assist in campionato, il premio della Lega Serie A come miglior Under 23 e un ruolo da protagonista nella storica qualificazione del Bologna alla Champions League. Prestazioni che gli aprono anche le porte della nazionale olandese e dell’Europeo del 2024.
Quell’estate il Manchester United lo porta in Premier League. Anche l’esordio a Old Trafford sembra scritto per un film: entra contro il Fulham e firma nel finale il gol della vittoria. Ma l’esperienza inglese non mantiene fino in fondo le promesse. Tra concorrenza, cambi tecnici e poco spazio, Zirkzee non riesce più a ritrovare la centralità avuta a Bologna: 32 presenze e 3 gol in Premier nella prima stagione, 24 presenze, spesso da subentrato, e 2 reti nella seconda.
Ed è proprio da qui che vuole ripartire la Fiorentina. Non sostituendo Kean con un suo clone, perché Zirkzee è un attaccante completamente diverso: meno profondità e potenza negli spazi, molta più associazione e qualità tra le linee. Può fare il numero nove, giocare alle spalle di un’altra punta e soprattutto rendere migliori quelli che gli giocano vicino.
Firenze, insomma, potrebbe rappresentare un ritorno alle origini della sua esplosione. Perché il miglior Zirkzee visto finora è nato proprio in Serie A. E la Fiorentina spera che sia qui, in Italia, che possa rinascere ancora
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