A Palazzo Ridolfi Guidi una retrospettiva ripercorre l’evoluzione dell’artista dalla figurazione all’Informale

La Galleria Antiquaria Marletta di Firenze ospita “Silvana Weiller. Impressioni tra identità e materia”, retrospettiva nata dalla collaborazione con Maurizio Nobile Fine Art e Marina Bakos, figlia dell’artista. La mostra riunisce opere realizzate soprattutto dagli anni Sessanta ai primi Duemila.

Il percorso racconta l’evoluzione della pittura di Weiller: dalle prime esperienze figurative, caratterizzate da luminosità morbide e richiami alla tradizione veneziana, alla progressiva centralità del gesto, della materia e del colore. Rossi, neri, viola e carmini segnano la stagione più vicina all’Informale, seguita da una pittura più leggera, dominata dalle trasparenze e dal bianco.

Nata a Venezia nel 1922 e milanese d’adozione, Weiller fu colpita dalle leggi razziali del 1938 e durante la guerra trovò rifugio in Svizzera dopo aver attraversato a piedi le Alpi. Stabilitasi poi a Padova, debuttò nel 1948 al Caffè Pedrocchi, affiancando alla pittura anche la critica d’arte, la poesia e la scrittura.

Al centro della sua produzione rimangono la ricerca dell’identità, la memoria, la condizione femminile e la cultura ebraica. La retrospettiva fiorentina ricostruisce così le diverse fasi di un’attività artistica sviluppata lungo oltre quarant’anni.




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