C'è una dotazione importante anche di diagnostica ma ci sono spazi angusti che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori


AGGIORNAMENTO ore 18.59

Secondo Monni "una diagnosi tardiva o un'assistenza non adeguata sarebbero una sconfitta dell'intero sistema. Ma questo diritto va assicurato garantendo la sicurezza degli operatori". All'interno della Dogaia, si ricorda in una nota, lavorano un direttore di presidio, due guardie mediche giorno e notte, 27 medici di cure primarie, 26 infermieri, cinque Oss e un assistente sanitario. Ci sono reparti di malattie infettive, salute mentale e dipendenze, oltre a numerosi specialisti presenti con cadenza settimanale: dal dentista al radiologo, dal cardiologo al dermatologo, dal chirurgo all'oculistica. Ogni giorno vengono visitate un centinaio di persone: 37.000 sono state le prestazioni dispensate nel corso del 2025 negli ambulatori di cure primarie, 12.500 quelle interne specialistiche e quasi 3.000 quelle esterne.


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Nel carcere di Prato "ho trovato una situazione complessa. La popolazione carceraria è molto numerosa, ci sono 630 detenuti", e ci sono oltre "200 persone del sistema sanitario che lavorano qui. C'è una dotazione importante anche di diagnostica ma ci sono spazi angusti che non garantiscono la piena sicurezza degli operatori. Questa è la mia prima preoccupazione". Lo ha dichiarato l'assessora a sanità e politiche sociali della Regione Toscana Monia Monni che stamani ha svolto un sopralluogo nel carcere della Dogaia.
"Credo che il sistema carcerario nella parte della sua organizzazione sanitaria sia un pezzo del sistema sanitario a tutti gli effetti e deve garantire lo stesso livello di cura che si garantisce sul resto del territorio - ha aggiunto -. Ma credo che tutto questo si deve necessariamente conciliare con la massima sicurezza degli operatori. Stamani abbiamo immaginato di fare percorsi di formazione sulle casistiche più frequenti di invio al pronto soccorso per consentire una migliore gestione interna. Possiamo lavorare ancora ma ci sono casi che non possono che essere inviati al pronto soccorso: la media è di un caso al giorno, distribuito in maniera diversa durante l'anno. Il mese di agosto è sempre quello più complesso". Per l'assessora, "sulla sicurezza degli operatori ospedalieri il lavoro della Regione è un lavoro molto importante, abbiamo stanziato ulteriori risorse, stiamo lavorando sulla formazione". In carcere, ha osservato ancora, "tossicodipendenze e fragilità mentali sono problemi che spesso si intrecciano, molti detenuti hanno la doppia diagnosi di dipendenze e di salute mentale. Stiamo sostenendo con forza la necessità di avere spazi adeguati.Gli operatori lavorano anche in condizioni di scarsa sicurezza pur di garantire l'assistenza ai protetti e sicuramente questo è un tema che riguarda tutte le carceri". "A volte il carcere non solo non ha un ruolo educativo ma ne ha uno profondamente diseducativo - ha concluso -. La palazzina del pronto soccorso sarà ultimata, rispetteremo l'ultimo cronoprogramma".
    




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