A Firenze 2.200 docenti cambiano istituto ogni anno e rappresentano il 60% del personale. La testimonianza di Luisa Salvestroni: «Per i ragazzi significa ricominciare sempre da capo»

«Gli studenti in difficoltà hanno bisogno di un rapporto basato sulla fiducia, che si crea solo con il tempo. Con il precariato questo viene cancellato». A denunciarlo è Luisa Salvestroni, 52 anni, insegnante di sostegno da otto e parte dei 2.200 precari che ogni anno vengono assegnati a un istituto diverso. A Firenze rappresentano il 60% del personale di sostegno.

All’inizio della sua esperienza professionale Salvestroni arrivava ad avere anche 30 incarichi in un anno. Dopo l’ingresso in graduatoria, ha continuato a cambiare una scuola superiore ogni dodici mesi. Una condizione che provoca frustrazione e impedisce di costruire progetti personali ed educativi di lungo periodo.

Le conseguenze più pesanti ricadono sugli studenti, per i quali la continuità è fondamentale. Il cambio dell’insegnante obbliga ogni volta a ricostruire il rapporto di fiducia e rende difficile programmare un percorso che vada oltre il singolo anno scolastico.

Il precariato incide anche sulla vita personale ed economica dei docenti, costretti a rimandare scelte, spese e progetti. Non maturano inoltre gli stessi adeguamenti dei colleghi di ruolo e rimangono esclusi da diversi incarichi interni alle scuole. Il periodo più difficile resta l’estate, trascorsa nell’incertezza e nell’attesa delle nuove assegnazioni pubblicate dall’Ufficio scolastico regionale. Lo scrive la Nazione. 




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