Giardino delle Rose, Buca di San Lorenzo e via Bandinelli 47 diventeranno luoghi dedicati a cultura, inclusione, sostenibilità e servizi per la comunità

Non più immobili da conservare, ma spazi da vivere e restituire alla comunità. È la strategia adottata dal Comune di Firenze per la gestione del patrimonio pubblico, attraverso bandi rivolti ad associazioni, cooperative e realtà del Terzo Settore.

Le assegnazioni non premiano soltanto l’offerta economica, ma soprattutto la qualità dei progetti. Le concessioni possono avere una durata massima di cinque anni, con la possibilità di applicare una riduzione del canone.

Tre recenti affidamenti rappresentano questa nuova linea. Al Giardino delle Rose gli spazi sono stati assegnati alle associazioni Stazione Utopia e LIMO-Linguaggi in Movimento. Il villino diventerà un presidio culturale e sociale nel quale si intrecceranno cultura, ambiente e paesaggio. Tra le attività previste figurano anche corsi di italiano destinati a rifugiati e cittadini stranieri.

Nel centro storico, la Buca di San Lorenzo sarà invece gestita dal Villaggio dei Popoli e diventerà un punto di riferimento per il commercio equo e solidale, il consumo responsabile, la sostenibilità e la giustizia economica e sociale.

Il terzo spazio si trova in via Bandinelli 47, in un immobile segnato negli anni da occupazioni abusive, sgomberi e problemi di sicurezza. L’assegnazione è stata affidata alla Cooperativa Arca e dovrebbe diventare effettiva a breve, con attività rivolte alla comunità secondo le finalità proprie del Terzo Settore.

Gli interventi rientrano nel progetto “Firenze Patrimonio Comune”, che considera gli immobili comunali come una vera infrastruttura sociale. «Il Terzo Settore non è un semplice gestore, ma il nostro partner fondamentale», sottolinea l’assessore al Patrimonio Dario Danti.

«Oltre il 99% degli immobili comunali è già utilizzato direttamente al servizio della comunità e dei quartieri. La sfida non è soltanto trovare una funzione a uno spazio vuoto, ma individuare quale funzione pubblica possa svolgere e quale progetto sia in grado di trasformarla in attività concrete», conclude l’assessore. Lo scrive la Nazione. 

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