Il 9 settembre alla Fondazione Zeffirelli l’incontro “Una donna, una maledetta toscana”. Cangini: «Fu una profeta e una grande italiana»

A vent’anni dalla morte, Firenze rende omaggio a Oriana Fallaci, giornalista e scrittrice che non volle mai chiedere il permesso di esprimere il proprio pensiero. L’autrice morì il 15 settembre 2006 proprio nella città che considerava parte inseparabile della propria identità.

Mercoledì 9 settembre, alle 17, la Fondazione Franco Zeffirelli di piazza San Firenze ospiterà l’incontro “Oriana Fallaci – Una donna, una maledetta toscana”, promosso dalla Fondazione Luigi Einaudi per gli studi di Politica, Economia e Storia.

Al dibattito parteciperanno Anna Paola Concia, Edoardo Perazzi, Riccardo Mazzoni e Riccardo Nencini. A moderarlo sarà il giornalista ed ex parlamentare Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Einaudi.

Partigiana da giovanissima, inviata sui fronti di guerra e intervistatrice capace di confrontarsi con alcuni dei personaggi più potenti del mondo, Fallaci è stata una delle voci più riconoscibili e controverse del dibattito sull’Occidente, sull’Islam e sulla condizione femminile.

«Oriana Fallaci è stata una profeta, una grande italiana, anche se avrebbe preferito essere definita una grande fiorentina», afferma Cangini. «Celebrarla oggi significa discutere della crisi d’identità dell’Occidente, del rapporto con l’Islam e della condizione femminile: temi che sollevò con forza e in anticipo sui tempi».

La scelta della sede richiama un altro “maledetto toscano”, il regista Franco Zeffirelli. Due personalità differenti, ma accomunate, secondo Cangini, da un carattere forte, incline al conflitto e poco accomodante, descritto da Curzio Malaparte nel suo Maledetti toscani.

L’appuntamento fiorentino fa parte di un percorso nazionale dedicato a una delle più importanti intellettuali del Novecento. Dopo il Senato e Firenze, le prossime tappe saranno Napoli e Milano. Al centro degli incontri ci sarà anche l’“Oriana scrittore”, come lei stessa preferiva definirsi, e la capacità di trasformare cronaca, politica ed esperienze personali in letteratura.

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