L’economia fiorentina chiude il primo semestre del 2026 con risultati superiori alle previsioni. La Camera di commercio stima una crescita annuale del Pil dello 0,8%, rispetto allo 0,5% indicato in primavera, mentre l’export raggiunge i 16,4 miliardi di euro, con un aumento del 3,3%. «Hanno tenuto le esportazioni e beneficiamo ancora degli investimenti legati al Pnrr», spiega il segretario generale Giuseppe Salvini, ricordando però che queste risorse termineranno nel 2027.
Dietro i dati positivi emergono tre fragilità: il 45% delle esportazioni è diretto verso mercati instabili, il farmaceutico vale da solo 8,9 miliardi e le imprese giovanili sono diminuite del 24,8% in dieci anni. A preoccupare è anche l’aumento dei prezzi: ad agosto l’inflazione ha raggiunto il 3,3% e circa il 40% della spesa di una famiglia risente direttamente delle oscillazioni dell’energia e delle tensioni geopolitiche.
Il mercato del lavoro resta dinamico, ma mostra segnali di prudenza. Tra luglio e settembre sono previste 25.630 assunzioni, circa 2mila in meno rispetto al 2025. Se lo scenario internazionale dovesse peggiorare, il calo potrebbe raggiungere i 9mila posti nell’intero anno. Il 44% delle posizioni risulta difficile da coprire, con punte del 70% per alcune professionalità green e dell’80% per i meccanici manutentori.
Nel complesso, il numero delle imprese è aumentato di 709 unità rispetto al 2025, ma la moda continua a soffrire, con 137 aziende attive in meno. L’export della pelletteria cresce del 4,5%, raggiungendo 1,6 miliardi, mentre arretrano i macchinari, in calo del 10,4%, e la gioielleria, che perde il 22,8%. Lo scrive la Nazione.
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