Gli stereotipi di genere possono insinuarsi nella quotidianità scolastica fin dalle elementari, anche attraverso comportamenti apparentemente innocui. A spiegarlo è Laura Rimi, insegnante dell’Istituto comprensivo di Castelfiorentino, che da aprile partecipa ai corsi della Fondazione Cecchettin organizzati da Irene Biemmi, docente di Pedagogia generale all’Università di Firenze. Dire a un bambino di chiedere alla mamma di acquistare il materiale mancante o rivolgersi alla classe parlando soltanto di “bambini” sono alcuni degli esempi indicati.
Le differenze emergono anche nei grembiuli: quelli delle bambine sono spesso decorati con principesse, ballerine e rossetti, mentre quelli dei maschi richiamano motori, boxe e competizione. Anche la cura scolastica continua a essere considerata soprattutto una responsabilità femminile: nelle chat e ai colloqui partecipano quasi sempre le madri, mentre nelle scuole primarie il 95% dei docenti è donna.
Gli stereotipi si ritrovano inoltre nei libri di testo e nell’orientamento, con le ragazze indirizzate più frequentemente verso Scienze dell’educazione o il liceo scientifico e i ragazzi verso gli istituti tecnici. Il corso della Fondazione Cecchettin punta a contrastare queste dinamiche attraverso quattro moduli dedicati al linguaggio di genere, alla segregazione formativa, alla decostruzione degli stereotipi presenti nei libri e nei cartoni animati e, infine, alla prevenzione della violenza di genere. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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