L’ex soprintendente invita alla prudenza su depavimentazioni e nuovi alberi nelle aree storiche. Sul ponte da Verrazzano: «Le terrazze di Savioli vanno conservate»

Non un rifiuto del cambiamento, ma un invito a valutare ogni intervento con attenzione. Per Cristina Acidini, ex soprintendente e oggi presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Firenze deve affrontare l’aumento delle temperature senza rinunciare al principio della conservazione. «Le pietre sono una caratteristica della città e un motivo identitario profondo. Depavimentare si può, ma nelle aree prive di particolari valori storico-artistici».

Acidini si dice favorevole all’introduzione di nuovi alberi e spazi verdi, purché si valuti ogni situazione singolarmente. Trasformare una superficie pavimentata in un prato, per esempio, comporta la responsabilità di mantenerlo e richiede grandi quantità di acqua. «Il verde è necessario ed è parte della nostra tradizione, a cominciare dai viali alberati, ma bisogna evitare interventi dettati da ragioni estetiche aleatorie».

Per affrontare il caldo, propone anche un cambiamento delle abitudini, prendendo esempio dalle città della Spagna meridionale, dove le attività chiudono nelle ore più calde. Favorevole inoltre alla sperimentazione di teli per ombreggiare le strade, soluzione già utilizzata nella Firenze medicea durante cerimonie e occasioni particolari. Anche il fotovoltaico può essere installato, soprattutto su parcheggi e magazzini, valutandone però l’impatto nelle zone più delicate.

Netta, infine, la posizione sul ponte da Verrazzano: «Le terrazze progettate da Savioli devono essere conservate, perché costituiscono un elemento riconoscibile dell’opera». Secondo Acidini, i capisaldi dell’architettura del Novecento appartengono all’identità cittadina e il loro messaggio, in questo caso il dialogo tra la città e l’Arno, non deve essere snaturato. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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