La commissione Sanità del Consiglio regionale della Toscana ha audito l'assessora Monia Monni e il neodirettore generale della Direzione sanità, welfare e coesione sociale della Regione Toscana Marco Torre per fare il punto sulle politiche sanitarie e sociosanitarie in regione, con particolare attenzione alle strategie dei prossimi mesi e anni.
Monni ha sottolineato come ci si trovi davanti a un periodo di grande difficoltà e trasformazione del sistema sanitario regionale. "C'è un sottofinanziamento strutturale del fondo sanitario, mentre i bisogni crescono rapidamente, principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione - ha detto - Dobbiamo operare una trasformazione del sistema che risponda ai bisogni con meno soldi e personale, e per superare la separazione tra sanitario e sociale".
Uno sforzo enorme, ha proseguito, "è stato fatto con i fondi del Pnrr per far partire 70 case di comunità e ospedali di comunità. Ora bisogna lavorare affinché queste realtà crescano, aderiscano alla realtà in cui sono inseriti, diventino portali comunicanti e dialoganti con ospedali, pronto soccorso, Rsa, farmacie, continuando a potenziare l'assistenza sul territorio e domiciliare per ridurre gli accessi al pronto soccorso". Sugli ospedali "tutti non possono fare le stesse cose - ha sottolineato Monni - Ci sono resistenze territoriali ma bisogna far capire che siamo in un passaggio stretto".
Su due temi Monni ha posto attenzione. Su assistenza agli anziani e invecchiamento della popolazione "un modello nuovo. Oggi le Rsa sono insufficienti e inaccessibili economicamente per molti ed esiste poco altro. Servono altre risposte, oltre a riorganizzare il sistema delle Rsa". L'altro tema è la salute mentale, soprattutto nell'adolescenza, preadolescenza e infanzia. "I numeri sono agghiaccianti e quella è la fascia di popolazione più preziosa" ha detto l'assessora, che ha riportato il grido di allarme del Meyer dove i ricoveri sono superiori ai posti letto. "Dobbiamo aumentare i posti anche se il vero obiettivo è ridurre questo tipo di ricoveri - dice - Parallelamente dobbiamo creare dei percorsi per questi ragazzi quando escono, perché le comunità terapeutiche offrono risposte insufficienti oppure vengono rimandati a casa".
Il direttore generale Marco Torre ha ricordato che, oltre alla scarsità di risorse, preoccupa "la disaffezione del personale verso il sistema sanitario regionale, non solo dei medici ma di tutte le professioni". Torre ha sottolineato l'utilità di collocare le risorse dove servono, partendo dal paziente e non dai servizi e dalle strutture. Importante anche la misurazione. "Oggi che siamo completamente digitalizzati abbiamo a disposizione tanti dati e informazioni - ha spiegato - e questo serve a prendere decisioni e per migliorare. Insisteremo dunque sul monitoraggio e su un maggiore uso delle tecnologie".
Monni ha sottolineato come ci si trovi davanti a un periodo di grande difficoltà e trasformazione del sistema sanitario regionale. "C'è un sottofinanziamento strutturale del fondo sanitario, mentre i bisogni crescono rapidamente, principalmente a causa dell'invecchiamento della popolazione - ha detto - Dobbiamo operare una trasformazione del sistema che risponda ai bisogni con meno soldi e personale, e per superare la separazione tra sanitario e sociale".
Uno sforzo enorme, ha proseguito, "è stato fatto con i fondi del Pnrr per far partire 70 case di comunità e ospedali di comunità. Ora bisogna lavorare affinché queste realtà crescano, aderiscano alla realtà in cui sono inseriti, diventino portali comunicanti e dialoganti con ospedali, pronto soccorso, Rsa, farmacie, continuando a potenziare l'assistenza sul territorio e domiciliare per ridurre gli accessi al pronto soccorso". Sugli ospedali "tutti non possono fare le stesse cose - ha sottolineato Monni - Ci sono resistenze territoriali ma bisogna far capire che siamo in un passaggio stretto".
Su due temi Monni ha posto attenzione. Su assistenza agli anziani e invecchiamento della popolazione "un modello nuovo. Oggi le Rsa sono insufficienti e inaccessibili economicamente per molti ed esiste poco altro. Servono altre risposte, oltre a riorganizzare il sistema delle Rsa". L'altro tema è la salute mentale, soprattutto nell'adolescenza, preadolescenza e infanzia. "I numeri sono agghiaccianti e quella è la fascia di popolazione più preziosa" ha detto l'assessora, che ha riportato il grido di allarme del Meyer dove i ricoveri sono superiori ai posti letto. "Dobbiamo aumentare i posti anche se il vero obiettivo è ridurre questo tipo di ricoveri - dice - Parallelamente dobbiamo creare dei percorsi per questi ragazzi quando escono, perché le comunità terapeutiche offrono risposte insufficienti oppure vengono rimandati a casa".
Il direttore generale Marco Torre ha ricordato che, oltre alla scarsità di risorse, preoccupa "la disaffezione del personale verso il sistema sanitario regionale, non solo dei medici ma di tutte le professioni". Torre ha sottolineato l'utilità di collocare le risorse dove servono, partendo dal paziente e non dai servizi e dalle strutture. Importante anche la misurazione. "Oggi che siamo completamente digitalizzati abbiamo a disposizione tanti dati e informazioni - ha spiegato - e questo serve a prendere decisioni e per migliorare. Insisteremo dunque sul monitoraggio e su un maggiore uso delle tecnologie".
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