L’architetto propone alberi, loggiati, fontane e dehors di qualità per affrontare il caldo. Sul ponte da Verrazzano: «Le terrazze vanno conservate»

«Le città sono un corpo vivo»: per l’architetto Marco Casamonti, Firenze deve tutelare il proprio patrimonio storico e artistico senza rinunciare a trasformarsi in base alle esigenze dei cittadini. La città è il risultato di continue stratificazioni, dal Medioevo al Rinascimento fino all’Ottocento, e rispettarne l’identità non significa renderla immodificabile. Ogni intervento, però, deve garantire una qualità superiore rispetto a ciò che sostituisce.

Per contrastare il caldo e rendere Firenze più vivibile, Casamonti propone di aumentare gli alberi e recuperare la tradizione di loggiati, porticati e pergole. Tra le idee c’è anche un concorso per progettare dehors di alto valore architettonico in piazza della Repubblica, affiancati da fontane, nebulizzatori e spazi fruibili da tutti. «Rinaturalizzare alcune parti della città è necessario, ma è anche un’occasione per migliorarla esteticamente».

Sul ponte da Verrazzano, invece, l’architetto si schiera a favore della conservazione del disegno originario: «Le terrazze vanno tenute. Il ponte deve essere consolidato, non alleggerito». Promuove la tramvia come modello di mobilità, mentre sullo stadio Franchi continua a ritenere che la soluzione delle nuove curve inserite dentro quelle esistenti non sia la migliore.

Casamonti invita infine a superare i vecchi canoni estetici anche per gli impianti di energia rinnovabile e a rendere i palazzi storici più accessibili, installando dove possibile ascensori. «Se gli edifici non possono essere abitati dagli anziani e dalle fasce più deboli, la città si svuota e non è più riconoscibile come città». Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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