L’educatore fiorentino interviene sul limite del 30% nelle classi: «Servono risorse e una scuola capace di contrastare gli svantaggi sociali»

Il dibattito sul limite alla presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi, secondo Michele Arena, rischia di lasciare in secondo piano un problema più profondo: le opportunità degli studenti dipendono anche dalle condizioni economiche e culturali delle famiglie. L’educatore fiorentino, che lavora con ragazzi esposti alla marginalizzazione, parla di «tetti invisibili» già presenti tra scuole e quartieri socialmente diversi.

Arena sostiene che la scuola abbia bisogno soprattutto di più risorse, insegnanti, edifici adeguati e trasporti nelle periferie. Contesta l’idea di trattare gli alunni che stanno imparando l’italiano come un ostacolo per i compagni e propone di favorire l’incontro tra studenti con percorsi differenti. A suo giudizio, concentrarsi soltanto sull’origine nazionale può nascondere il peso della condizione sociale sulle difficoltà scolastiche.

È una questione che riguarda anche il benessere dei giovani: la scuola è uno degli ambienti in cui crescono e costruiscono relazioni, mentre gli svantaggi sociali possono incidere sulle opportunità e sulla salute lungo la vita. L’Istituto superiore di sanità considera infatti il contesto scolastico e sociale tra i fattori da studiare per promuovere la salute degli adolescenti. La prospettiva sanitaria amplia così la domanda posta da Arena: quali condizioni permettono a ogni ragazzo di stare bene e di avere una reale possibilità di riuscire. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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