E' in fase di aggiornamento il protocollo toscano per l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico. Il lavoro, spiega la Regione, è quasi compiuto e tra le novità c'è la possibilità di assumere a casa la seconda pillola, il misoprostolo, nei casi clinicamente appropriati e dopo che il primo farmaco è stata somministrato in una struttura sanitaria. Anche la modulistica sarà uniformata, per tutti i territori.
L'introduzione della possibilità di assumere a casa il misoprostolo, si spiega, ha richiesto un lavoro articolato e condiviso, conciliando il quadro normativo e amministrativo con le esigenze di appropriatezza, sicurezza clinica e tutela della salute della donna. L'obiettivo è assicurare un percorso che, nel pieno rispetto della legge 194 del 1978, garantisca una presa in carico effettiva e continuativa della donna: dall'accoglienza e ascolto per una scelta consapevole e informata alla valutazione clinica, dalla somministrazione dei farmaci alla disponibilità di un riferimento assistenziale, fino al controllo conclusivo. "In questo modo - commenta l'assessora toscana alla sanità Monia Monni - salvaguardiamo tutti i diritti riconosciuti dalla legge e garantiamo le condizioni di sicurezza clinica necessarie lungo l'intero percorso assistenziale. Garantire l'effettiva applicazione della legge 194 - aggiunge - significa assicurare alle donne non solo un diritto riconosciuto dall'ordinamento, ma anche servizi accessibili, appropriati, uniformi sul territorio e clinicamente sicuri. La Toscana ha sempre affrontato questo tema con responsabilità, attenzione alla qualità delle cure e rispetto dell'autodeterminazione delle donne". L'assessora ringrazia anche il consigliere regionale Iacopo Melio per l'impegno su questo tema.
La Regione ricorda anche il ruolo "pionieristico" svolto nell'organizzazione dell'interruzione volontaria farmacologica: la Toscana è stata la prima ad avviare il percorso nel 2005, a promuovere il regime di day hospital e, nel 2020, ad attivare il regime ambulatoriale in stretta integrazione con i consultori, anticipando le indicazioni successivamente formulate dall'Iss e e dal Css.
L'introduzione della possibilità di assumere a casa il misoprostolo, si spiega, ha richiesto un lavoro articolato e condiviso, conciliando il quadro normativo e amministrativo con le esigenze di appropriatezza, sicurezza clinica e tutela della salute della donna. L'obiettivo è assicurare un percorso che, nel pieno rispetto della legge 194 del 1978, garantisca una presa in carico effettiva e continuativa della donna: dall'accoglienza e ascolto per una scelta consapevole e informata alla valutazione clinica, dalla somministrazione dei farmaci alla disponibilità di un riferimento assistenziale, fino al controllo conclusivo. "In questo modo - commenta l'assessora toscana alla sanità Monia Monni - salvaguardiamo tutti i diritti riconosciuti dalla legge e garantiamo le condizioni di sicurezza clinica necessarie lungo l'intero percorso assistenziale. Garantire l'effettiva applicazione della legge 194 - aggiunge - significa assicurare alle donne non solo un diritto riconosciuto dall'ordinamento, ma anche servizi accessibili, appropriati, uniformi sul territorio e clinicamente sicuri. La Toscana ha sempre affrontato questo tema con responsabilità, attenzione alla qualità delle cure e rispetto dell'autodeterminazione delle donne". L'assessora ringrazia anche il consigliere regionale Iacopo Melio per l'impegno su questo tema.
La Regione ricorda anche il ruolo "pionieristico" svolto nell'organizzazione dell'interruzione volontaria farmacologica: la Toscana è stata la prima ad avviare il percorso nel 2005, a promuovere il regime di day hospital e, nel 2020, ad attivare il regime ambulatoriale in stretta integrazione con i consultori, anticipando le indicazioni successivamente formulate dall'Iss e e dal Css.
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