Quasi 200 persone hanno partecipato al presidio davanti alla Rsa Le Civette, a San Salvi, contro la chiusura prevista per il 31 dicembre, alla scadenza del contratto con la cooperativa Proges. L’Asl Toscana Centro intende destinare il padiglione, che ospita 19 residenti, a un centro operativo territoriale, indicando costi di ristrutturazione pari a 10 milioni di euro. Una cifra contestata dai sindacati, che denunciano il rischio di una progressiva dismissione delle Rsa pubbliche.
La preoccupazione riguarda sia il futuro degli operatori sia le conseguenze dei trasferimenti sugli anziani, molti dei quali affetti da demenza o Alzheimer. I familiari temono che cambiare struttura possa compromettere gli equilibri raggiunti e comportare rette più elevate nel privato. «Qui ha trovato un equilibrio: la chiusura significa ricominciare da capo, confusione, paura e smarrimento», racconta la figlia di una residente di 92 anni.
Il presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi, chiede che Le Civette venga mantenuta e riqualificata: «Non accettiamo riduzioni o smantellamenti». Le richieste comprendono il ripristino dei 40 posti, ridotti a 20 nel 2023 per lavori che secondo i sindacati non sono mai partiti, la pubblicazione degli atti tecnici ed economici, lo stop ai trasferimenti forzati e garanzie occupazionali. Al presidio anche rappresentanti di Fratelli d’Italia, mentre la Uil Fpl Toscana ribadisce che la tutela delle persone fragili e dei lavoratori non può essere ridotta a un calcolo economico. Lo scrive la Nazione.
La preoccupazione riguarda sia il futuro degli operatori sia le conseguenze dei trasferimenti sugli anziani, molti dei quali affetti da demenza o Alzheimer. I familiari temono che cambiare struttura possa compromettere gli equilibri raggiunti e comportare rette più elevate nel privato. «Qui ha trovato un equilibrio: la chiusura significa ricominciare da capo, confusione, paura e smarrimento», racconta la figlia di una residente di 92 anni.
Il presidente del Quartiere 2, Michele Pierguidi, chiede che Le Civette venga mantenuta e riqualificata: «Non accettiamo riduzioni o smantellamenti». Le richieste comprendono il ripristino dei 40 posti, ridotti a 20 nel 2023 per lavori che secondo i sindacati non sono mai partiti, la pubblicazione degli atti tecnici ed economici, lo stop ai trasferimenti forzati e garanzie occupazionali. Al presidio anche rappresentanti di Fratelli d’Italia, mentre la Uil Fpl Toscana ribadisce che la tutela delle persone fragili e dei lavoratori non può essere ridotta a un calcolo economico. Lo scrive la Nazione.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














